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Lasagne, risotto e polpette: il pranzo in ufficio è slow

di Daniela Mastromatteisabato 3 gennaio 2026
Lasagne, risotto e polpette: il pranzo in ufficio è slow

4' di lettura

Altro che panino o tramezzino consumati velocemente al bancone del bar, i lavoratori italiani nella pausa pranzo preferiscono ritagliarsi il proprio momento in ufficio, consumando del buon cibo (assaporandolo lentamente) e chiudere i pensieri in un cassetto per un po’. Chi non ha la fortuna di avere a disposizione una sala lontana dagli schermi del computer, resta seduto alla propria scrivania. Tuttavia, per gli esperti va bene lo stesso, purché si stacchi la mente da incarichi e prestazioni, ne va del proprio benessere e fa bene anche al lavoro. Qualcuno si spinge oltre ritenendolo addirittura un momento Zen. Detto questo, la vera sorpresa arriva ora. Chi pensava che gli italiani a mezzogiorno e dintorni vogliano intristirsi con riso bianco e verdure o con una insalatina scondita si sbaglia di grosso: soprattutto i romani prediligono i piatti della tradizione come le gustose “Lasagne alla Bolognese”, sì proprio loro, ma anche le “Caserecce al Ragù” e le “Polpette di carne”, seguono il “Risotto al Pomodoro” e il “Tortino di Patate e Scamorza al forno”.

Come diceva Guy de Maupassant «il piacere della gola risiede nella squisita delicatezza del palato e nella molteplice sottigliezza del gusto, che può solo comprendere un anima sensuale cento volte raffinata». E che dire dei milanesi? Anche loro, nonostante siano attentissimi alla linea, a pranzo sono seduti alle scrivanie per degustare il “Risotto allo Zafferano”, l’unico piatto a difendere la tradizione. La maggior parte però privilegia il piatto unico dal profumo internazionale, la Tajine di pollo con Cous Cous, in assoluto il più amato dagli abitanti della città della moda. Mentre gli oltre vegetariani si lasciano sedurre dal Curry Estivo Vegan e le Polpettine vegane con crema di piselli al curry. A chiudere la cinquina milanese troneggiano i Burritos verdi con maiale. In verità, anche il Nord si difende bene, il toast consumato al bar in pochi minuti ha stufato proprio tutti. «Dimmi quel che mangi (e come ndr) e ti dirò chi sei», per usare le parole di Anthelme Brillat-Savarin. E se nella capitale vince la schiscetta preparata in casa, la sera prima, perché cucinare resta pur sempre un nobile atto creativo, nella Milano sempre di corsa ci si rivolge più volentieri al take away. A rivelare le abitudini degli italiani in pausa pranzo è Foorban (www.foorban.com), la food tech company che, con i suoi smart fridge, ha rivoluzionato le tendenze legate al cibo nei posti di lavoro, con «pasti sani e bilanciati», sostengono, «a portata di app». L’analisi di 50.000 ordini raccolti (su un menù che ha visto alternarsi più di 100 piatti diversi) nel corso del 2025 tra Roma e Milano rivela come l’Italia si “divida” a tavola, riflettendo, in qualche modo, lo “spirito” delle città. «I dati del 2025 sulla pausa pranzo raccontano l’evoluzione delle nostre consuetudini e lo “spirito” molto diverso delle due principali città d’Italia: se a Roma la tradizione resta un punto fermo irrinunciabile che rassicura, a Milano emerge una chiara propensione all’internazionalità, al piatto unico e, soprattutto, a opzioni vegetariane e vegane che scalano rapidamente le classifiche», commenta Alberto Cavaleri, Head of Food di Foorban.

Non solo, Foorban “si è divertito” inoltre a ipotizzare le tendenze per il 2026, con l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale. Alla domanda “quali saranno i Top 5 cibi in Italia per la pausa pranzo del 2026”, Chat GPT non ha dubbi: al primo posto zuppe, vellutate e passati, considerati un comfort food moderno, che garantisce una pausa pranzo gustosa e nutriente; al secondo posto, i piatti unici bilanciati, con proteine magre, carboidrati, verdure e l’insalata; al terzo posto rimane la pasta, specialmente in formato “già pronta”, da scaldare e gustare; al quarto posto legumi e proteine vegetali, con cibi come tempeh e tofu che si sommano agli intramontabili ceci e alle lenticchie. Si piazzano al quinto, infine, quelli che Chat GPT definisce come superfood on the go (avocado, quinoa, semi o yogurt), assemblati in lunch-box o da consumare tra una call e l’altra. Un paragrafo a sé merita il condimento, che va rigorosamente aggiunto solo prima di consumare il contenuto della vostra schiscetta. Limone e aceto “cuociono” il cibo! E le creme come hummus di legumi possono essere un’ottima soluzione per iniziare il pasto oppure per uno snack di metà mattina. Un altro aspetto importante, quando si fa la pausa pranzo in ufficio è preparare il tutto in modo accogliente, perché anche l’occhio vuole la sua parte. Dunque, meglio una bento-box giapponese (vassoio suddiviso in scomparti, nato per offrire un mix completo) o comunque un contenitore grazioso. La borsa del pranzo deve ovviamente contenere una tovaglietta, le posate, l’acqua, che non deve mai mancare, e un tovagliolo. E poi la postazione andrà preparata con cura per godersi questo piacevole momento in serenità. Come ripeteva Oscar Wilde: «Ho dei gusti semplicissimi, mi accontento sempre del meglio».