Non è stato un raptus. Né una lite finita male. Il femminicidio di Federica Torzullo ad Anguillara Sabazia nasce dall’incapacità di accettare un “no” e dalla pretesa di trasformare una separazione in una punizione. Lo scrive Il Giorno, ricostruendo una vicenda che fin dall’inizio mostra una regia precisa, studiata, ossessiva. Le dichiarazioni del marito, Claudio Carlomagno, appaiono subito discordanti, continuamente corrette, aggiustate, come se l’uomo fosse intrappolato tra ciò che sapeva e ciò che poteva permettersi di dire. Non cedimenti casuali, ma i segnali di un disegno più ampio. Gli inquirenti parlano di “murder staging”: la buca scavata, i messaggi inviati dal telefono di Federica, la relazione raccontata come serena, l’allarme dato solo quando l’assenza non era più spiegabile. E ancora i movimenti con il furgone dell’azienda per costruirsi un alibi. Nulla lasciato al caso.
Ma il dettaglio più agghiacciante, come sottolinea Il Giorno, è la fossa. Nell’ottica distorta di Carlomagno non è solo occultamento del corpo, ma una dichiarazione di dominio: “Se non posso averti, posso decidere dove finisci”. Una firma narcisistica, un gesto pensato per seppellire non solo Federica, ma anche il rifiuto, la separazione, la perdita di potere. Secondo le indiscrezioni, l’uomo avrebbe inferto plurime coltellate alla testa.
Federica Torzullo, l'ipotesi agghiacciante: cosa ha usato per ucciderla
Dopo dieci giorni di silenzio assoluto e il ritrovamento del corpo della moglie Federica Torzullo sepolto nel terreno at...Come spiega l’esperta criminologa Anna Vagli, colpire la testa significa colpire l’identità, i pensieri, ciò che rende l’altro libero: un tentativo simbolico di cancellazione totale della vittima. Qui la cronaca diventa altro. Non è solo violenza contro una donna, ma violenza contro l’idea stessa di famiglia: se non esiste secondo le sue regole, allora non deve esistere affatto. Il prezzo più alto, come sempre, resta sulle spalle di chi sopravvive. Un figlio di dieci anni entra nel limbo degli “orfani speciali”, costretto a crescere dentro un paradosso insostenibile: amare e odiare la stessa persona, l’unico genitore rimasto, lo stesso che ha ucciso sua madre.




