Gli scontri di Torino alla manifestazione pro-Askatasuna con gli agenti malmenati e feriti? Certo, ma dopo l’iniziale solidarietà è esploso il caos digitale e gli stessi agenti, vittime di pestaggi, hanno cominciato a ricevere false accuse e sentenze dal web. Dagli odiatori seriali alle élite social di sinistra, la guerra mediatica sulle immagini dei poliziotti aggrediti a Torino ha superato ogni limite. Bufale irresistibili che hanno invaso la rete, con tanto di collarini “falsi” e audio taroccati che avrebbero dato ordini violenti agli agenti, mai esistiti.
Il video dell’aggressione, con il martello che colpisce l’agente Alessandro Calista, era chiaro e inequivocabile, invece è diventato terreno di battaglia per chi, sui social, non perde occasione di gettare discredito sulle forze dell’ordine. Dopo un iniziale momento di solidarietà, come sottolinea il Secolo d'Italia, ecco che tra i manifestanti “odiatori” molti si sono infiltrati nelle ambiguità di qualche politico di sinistra per scatenare una vera e propria shit storm di accuse fake. Le immagini con il premier in ospedale avrebbero “provato” che quei danni non esistevano o erano esagerati, e persino un consigliere comunale di Rivalta (comune in provincia di Torino, ndr) si è lasciato andare a ironie sulla “presunta guarigione miracolosa” degli agenti, dimessi dopo due giorni.
Askatasuna, il Senato approva la risoluzione della maggioranza: "Le opposizioni ci hanno detto no"
L'aula del Senato ha approvato la risoluzione di maggioranza sugli scontri di Torino e dopo le comunicazioni del min...Poi è arrivato il capolavoro: post con paragoni tra collarini ortopedici e sciarpette stilose, foto ritoccate, e l’audio fantasma che ordina di “pestare i manifestanti”. Tutto inventato. Tutto pronto per finire nelle aule giudiziarie. Per l’avvocato Rachele Selvaggia De Stefanis è mistificazione totale: “Stiamo assistendo ad una vera e propria campagna diffamatoria via social”, e si valutano denunce contro chi ha diffuso tutto questo. Video e foto decontestualizzati, presunte cariche brutali, idranti su pacifici. A Torino la battaglia non si è combattuta solo nelle strade, ma anche tra le pieghe di un web sinistro che sparge odio tanto quanto una bomba carta o una mazza chiodata.




