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Firenze, il cadavere decapitato di una donna: orrore a Scandicci

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mercoledì 18 febbraio 2026
Firenze, il cadavere decapitato di una donna: orrore a Scandicci

2' di lettura

Sarebbe stato decapitato il cadavere di una donna, della quale ancora è ignota l'identità, rinvenuto oggi - mercoledì 18 febbraio - all'interno di un edificio abbandonato nell'area dell'ex Cnr a Scandicci (Firenze) nella zona del parco del casello dell'Acciaiolo. Sul posto sono tutt'ora in corso i rilievi della scientifica dei carabinieri. Sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Scandicci e del comando provinciale di Firenze. Presenti anche il medico legale e il magistrato di turno della procura di Firenze, Alessandra Falcone. Gli agenti della polizia locale hanno recintato la zona del ritrovamento. La vittima sarebbe una donna senza fissa dimora. A dare l'allarme sarebbero stati gli altri clochard presenti nella zona. La Procura indaga per omicidio.

- Il cadavere di una donna, decapitato, lasciato all'interno di una zona dismessa e degradata a Scandicci (Firenze) ha scosso l'intera comunità, riportando paura e sgomento in una zona che sembrava aver consegnato certi incubi al passato remoto. Mentre sono in corso gli accertamenti su questo macabro ritrovamento - classificato dalla Procura come omicidio - il ricordo corre veloce tra i residenti. Perché a Scandicci la parola 'mutilazione' evoca un precedente che ha segnato per sempre la storia del territorio: il 'Mostro di Scandicci'. Il 22 ottobre 1981, in via di Candeli, furono uccisi i giovani fidanzati Susanna Cambi e Stefano Baldi, assassinati mentre si trovavano nella loro auto in una zona appartata.

Quel duplice delitto venne attribuito al 'Mostro di Firenze', responsabile di una serie di omicidi che tra il 1968 e il 1985 terrorizzò la provincia fiorentina. Le modalità di quell'omicidio di 45 anni fa - colpi di pistola calibro 22 serie H e mutilazioni sul corpo della donna - rientravano in uno schema che gli inquirenti definirono come la 'firma' del killer. Un incubo durato quasi due decenni sulle colline fiorentine, concluso con controverse sentenze e senza una verità definitiva, ma rimasto impresso nella memoria collettiva come una ferita mai del tutto rimarginata.