La via della tecnologia è lastricata di trappole e abissi. Anche per i sacerdoti, semplici parroci o vescovi che siano. Il Papa ha esortato in diverse occasioni a vigilare sull’uso smodato dei social e a combattere la tentazione di diventarne troppo presenzialisti. Ora indica un altro incombente pericolo. «Faccio l’invito a resistere alla tentazione di preparare le omelie con l’intelligenza artificiale! Come tutti i muscoli nel corpo se non li utilizziamo muoiono, il cervello ha bisogno di essere utilizzato, allora anche la nostra intelligenza bisogna esercitarla un po’ per non perdere questa capacità». Leone XIV lo sottolinea durante l’incontro, a porte chiuse, con i sacerdoti di Roma, nell’Aula Paolo VI.
Il Pontefice spiega che «fare un’omelia bene significa condividere la fede, l’IA mai arriverà a poter condividere la fede! Questa è la parte più importante: se possiamo offrire un servizio inculturato nel posto, nella parrocchia dove stiamo lavorando, la gente vuole vedere la tua fede, la tua esperienza di aver conosciuto e amato Gesù Cristo e il suo Vangelo». Evidentemente devono essere forti le lusinghe dell’intelligenza artificiale anche per poter preparare una bella omelia con poco sforzo. Alcuni casi di utilizzo di questa “scorciatoia” sono emersi ufficialmente, come quello del parroco di un piccolo borgo sulla sponda del Danubio, in Ungheria, padre Viktor Csanadi, che ha ammesso di essersi è affidato all’intelligenza artificiale perla predica domenicale. Il risultato è stato «spaventoso e affascinante», ha spiegato il sacerdote. Ed è stato segnalato l'uso di chatbot per comporre testi liturgici in Germania già nel 2023.
In verità le omelie, le prediche, sono sempre state croce e delizia per i celebranti e per i fedeli e sono una vera e propria arte teologica, l'omiletica. Per un sant’Antonio da Padova che attirava folle oceaniche, e persino i pesci lo volevano ascoltare, ci sono stati, e ci sono, i tormenti inflitti dal pulpito. Le omelie devono essere brevi, al massimo durare otto minuti, «altrimenti la gente si addormenta e ha ragione», ha sempre raccomandato papa Francesco. Che nell’ Evangelii gaudium dedica proprio un capitolo sull’omelia, anche perché si sa «che i fedeli le danno molta importanza; ed essi, come gli stessi ministri ordinati, molte volte soffrono, gli uni ad ascoltare e gli altri a predicare. È triste che sia così». D’altro canto, l’omelia non deve diventare «uno spettacolo d’intrattenimento».
Altra esortazione importante contenuta nella parole del Papa. Un giovane prete dovrebbe ricordare di «non essere solo uno tra i giovani», ma sforzarsi di «offrire ai ragazzi un modello di vita, che essere amico di Gesù potrà realmente riempire la loro vita». Insomma, non deve trasformarsi in un influencer, uno che va forte nei social, ma qualcuno «che può offrire ai ragazzi un modello di vita», un’esperienza che cambia la vita se vissuta nel segno dell’amicizia con Gesù. Non è che un «inganno» che corre via web e via social quello di pensare che si è importanti perché si offre «quello che io sono, ho tanti follower, tanti like, perché vedono che io sto facendo e mi ascoltano...». Si trasforma in protagonismo, in egocentrismo, ma «se non stiamo trasmettendo il messaggio di Gesù Cristo, forse ci stiamo sbagliando».
Di papa Leone si conosce ormai anche il gusto della battuta sagace e diretta. Durante questo stesso incontro con i sacerdoti romani, nel descrivere il suo lungo rapporto con la Capitale, avrebbe detto in tono scherzoso che la città cambia ma «le buche» nelle strade sono «uguali». Il Pontefice, secondo quanto riferito da alcuni presenti all'incontro, ha ripercorso i suoi anni a Roma, aggiungendo che «le strade sono le stesse, le buche sono uguali». Risate immediate dei presenti e un’altra ammissione del pontefice: «Però la vita è tanto cambiata».
Una battuta che forse non avrà suscitato molta ilarità al sindaco Roberto Gualtieri (e ai suoi predecessori). Bisogna però ricordare che papa Francesco, a suo tempo, ha più volte espresso preoccupazione per lo stato di degrado di certe zone cittadine e per le condizioni delle vie di Roma e nel 2018 l’Osservatore Romano ha parlato dello stato pericoloso delle strade romane, tanto da aver costretto a modificare il tragitto dell’ultima tappa del Giro d’Italia.




