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Cinturrino, la rabbia dei poliziotti: "Usano Rogoredo per disarmarci tutti"

di Massimo Sanvitogiovedì 26 febbraio 2026
Cinturrino, la rabbia dei poliziotti: "Usano Rogoredo per disarmarci tutti"

3' di lettura

La base è compatta. La polizia non ci sta a farsi macellare dalla sinistra. Perché il caso Rogoredo è sì grave ma non può essere la clava per scardinare le tutele necessarie affinché gli agenti lavorino con serenità. Peggio: non può essere il grimaldello per disarmare gli uomini e le donne in divisa. Ne andrebbe della sicurezza dell’intero Paese.

«Prima il nostro obiettivo era riuscire a tornare a casa dopo aver preso un pugno, oggi è quello di rientrare senza prendersi una denuncia», dice a Libero Stefano Paoloni, segretario del Sap (Sindacato autonomo di polizia).

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«Lo scudo penale di cui parla certa politica non è uno scudo a prescindere: la sinistra sta strumentalizzando la vicenda per opporsi al decreto sicurezza», spiega. E soprattutto non è un tema fresco quello di fermare l’automatismo dell’iscrizione nel registro degli indagati per chi si trova costretto a difendersi, anche sparando. «È da tempo che chiediamo di introdurre una verifica di garanzia perché un poliziotto sotto procedimento penale si anticipa le spese legali e rischia blocchi di carriera. Non vogliamo che l’episodio di Rogoredo, seppur grave, infici le tutele per le divise», sottolinea Paoloni. Il Sap, intanto, ha sospeso la raccolta fondi lanciata per l’assistente capo poi arrestato per omicidio volontario: i soldi saranno restituiti a chi aveva contribuito.

Anche per Domenico Pianese, segretario del sindacato di polizia Coisp, «chi parla in maniera impropria di “scudo penale” o è ignorante o mente sapendo di farlo». Il nuovo canale procedurale distinto, che tra l’altro non riguarderà solo i poliziotti, garantirà «regole equilibrate che tengano conto della realtà operativa in cui lavoriamo ogni giorno: la legalità vale per tutti e proprio per questo non può trasformarsi in un boomerang contro chi la difende», sottolinea Pianese. Il sindacalista non ha dubbi: «Se un poliziotto sbaglia, paga. E proprio perché crediamo nello Stato di diritto, respingiamo l’idea che le forze dell’ordine debbano avere protezioni speciali o immunità. Quello che chiediamo è tutt’altro: strumenti che evitino che un’indagine per fatti avvenuti durante il servizio si trasformi automaticamente in una condanna anticipata». L’iscrizione nel registro degli indagati, al momento, è sufficienti perché scattino effetti amministrativi pesantissimi: dalla sospensione cautelare alla possibile riduzione dello stipendio, oltre alle ripercussioni economiche e familiari. «Quando ancora non è stata accertata alcuna responsabilità», precisa Pianese.

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Riconoscendo come il caso Rogoredo sia «la peggior delusione che possano subire tantissimi lavoratori onesti, colpiti dal gravissimo tradimento operato da una persona che ha evidentemente perso fino alla più piccola traccia di quei principi e di quei valori che stanno alla base del nostro giuramento allo Stato, alle istituzioni, ai cittadini», spiega il segretario del sindacato Fsp Valter Mazzetti, ora va scongiurato l’effetto boomerang che la sinistra sta cavalcando a passo di carica. «Questa terribile vicenda aumenta il rischio di strumentalizzazioni che creerebbero un vulnus al sistema sicurezza, aizzando un clima di insofferenza e odio verso chi veste l’uniforme», sottolinea il sindacalista. Questo è il tempo della responsabilità.

«Proprio quel rigore applicato dai colleghi investigatori nella ricerca della verità sui fatti di Rogoredo assurga piuttosto a vessillo della bontà, della trasparenza, della serietà dell’operato dei poliziotti italiani», aggiunge Mazzetti. Secondo Felice Romano, segretario del sindacato di polizia Siulp, il caso Rogoredo conferma due cose «incontrovertibili». La prima: «Chiunque sbagli, tradendo la fiducia dei cittadini e dei suoi colleghi, deve assumersi le responsabilità delle proprie azioni»; la seconda: «L’istituzione è sana e ha gli anticorpi per espellere le mele marce, atteso che proprio la Polizia di Stato ha condotto le indagini sul caso sin dal primo momento». Dunque?

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«Ecco perché nessuno deve mettere in discussione la credibilità e l’onorabilità dei poliziotti e del fatto che vi sia la necessità di dare loro tutele certe per garantire serenità nel servizio ed in tutto ciò che da esso discende». Il messaggio alle sbraitanti opposizioni è univoco: sfruttare la sparatoria nel boschetto dell’eroina di Rogoredo per ridimensionare uno dei corpi di polizia (quello italiano) migliori al mondo è pericoloso. Molto pericoloso. Dopo le tutele proveranno a togliere agli agenti anche pistole e manganelli?