“Se potessi avere mille lire al mese...” si canticchiava nel 1939, e per altri anni a venire... Erano tempi non proprio spensierati, la dittatura, venti di guerra sempre più vicini... Le pretese non erano molte, una casetta in periferia, per una moglie premurosa e un marito affidabile, e un impiego sicuro con mille lire sembravano un futuro assicurato. Oggi mille lire ammonterebbero a circa cinquanta centesimi. Oppure... proprio oggi mille lire potrebbero valere molto di più, anche se non abbastanza per comprare una casetta, mentre il lavoro sicuro appare come un miraggio.
Cambio in euro, rincari stellari, potere d’acquisto in picchiata, ora anche nuovi venti di guerra, poca voglia di canticchiare, e tornano alla ribalta proprio le mille lire. Grazie alla storia raccontata dall’attore Umberto Libassi, 72 anni, originario di Margno, in provincia di Lecco, che ora vive in Veneto. Nel 1963, quando aveva appena nove anni, i genitori aprirono un libretto al portatore alla Cassa di Risparmio di Trieste, depositando mille lire. Una pratica decisamente diffusa all’epoca per garantire una forma di risparmio ai figli. Lo ha ritrovato l’anno scorso, era nascosto in un baule da attori, ereditato dai genitori e custodito in un deposito. Dentro c’erano testi teatrali, documenti, scartoffie. In mezzo a tutte quelle carte, Libassi ha trovato il libretto di deposito a risparmio intestato a suo nome.
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Apri una porta misteriosa, fai pochi passi in un corridoio stretto e buio che sembra un cunicolo, entri in un’altr...Dopo 63 anni, il libretto di risparmio aperto dai genitori nel 1963 con “sole” mille lire, vale ancora un tesoro. Fra interessi e rivalutazione si parla di una cifra che potrebbe andare oltre 50mila euro. «Durante il trasloco ho portato a casa il baule», ha raccontato Libassi, scoprendo il prezioso libretto. In Italia non sarebbe la prima volta: altri libretti storici riemersi hanno dato origine a cause e richieste di rimborso. E ora il documento, rimasto fra la polvere in un baule dimenticato, potrebbe valere un sacco di soldi. A parte la possibilità di una piccola fortuna economica, questa vicenda evoca tempi che, nostalgicamente, appaiono quasi idilliaci: nel 1998 con mille lire si comprava un chilo di pasta o un panino fresco, un cornetto al bar (spesso avanzavano anche 100-200 lire) o una confezione da due yogurt, un quotidiano o una rivista.
E poi c’è il sogno sempre vivo di trovare un “tesoro nascosto”, non in qualche isola remota o in templi semisepolti nella giungla, ma in casa propria, in soffitta, in garage, tra le vecchie credenze o nell’armadio che apparteneva alla nonna. Magari come quello che è successo ai proprietari di una casa a Tolosa, in Francia, nel 2014, durante i lavori per riparare una perdita nel tetto. In soffitta hanno trovato un dipinto dimenticato da oltre un secolo. L’opera, che mostra una drammatica scena in cui Giuditta decapita Oloferne, è stata attribuita niente di meno che al Caravaggio e valutata intorno ai 120-170 milioni di euro. E quello che è successo, sempre in Francia, nel 2019 ad una anziana signora di Compiègne: le era venuta la curiosità di far valutare un piccolo quadro che teneva appeso tra salone e cucina. Risultato: era un dipinto di Cimabue e in seguito è stato acquistato per 24 milioni di euro.




