In un'intervista rilasciata a Fanpage nel marzo di quest'anno, Andrea Sempio diceva: "Per alcune persone ormai Garlasco è come una soap opera". Come dargli torto. Tutti ne parlano, tutti esprimono con convinzione la propria opinione, ergendosi a investigatori e inquirenti.
Se da una parte questo può essere un bene, visto che l'attenzione sul caso rimane alta e si dà voce ai familiari; dall'altra, il lutto viene spettacolarizzato e le indagini diventano, appunto, uno show. La questione è oggetto di analisi sul Corriere della Sera di oggi, 15 maggio, nella rubrica "A fil di rete" di Aldo Grasso.
Garlasco, Vittorio Feltri scatenato a Dritto e Rovescio: "Ce la giochiamo tra cretini..."
Garlasco ha monopolizzato l'ultima puntata di Dritto e rovescio, il talk show politico di Rete 4 condotto da Paolo D...Il critico televisivo pone l'attenzione sul programma Chi l'ha visto che, da quando è condotto da Federica Sciarelli, arrivata nel 2004, ha subito, secondo Grasso, una netta trasformazione. "La scomparsa - si legge sul Corriere - smette di essere il fine del programma e diventa spesso l'innesco narrativo di altre situazioni noir: omcidi, cold case, misteri italiani, errori giudiziari".
Il coinvolgimento degli spettatori - che avviene attraverso forum, social e community in fissa con la cronaca nera - è diventato un aspetto centrale del programma aiutando ad accrescerne progressivamente la popolarità. Ecco che allora il pubblico diventa "una sorta di investigatore diffuso" e "una rete di sorveglianza nazionale", dice Grasso. Una condizione che, al giorno d'oggi, viene pesantemente amplificata dai podcast true crime, sempre più numerosi.
Un mix tra informazione e intrattenimento che, come nel caso di Garlasco, può trasformarsi in bombardamento mediatico, sovraccarico di notizie e in una perdita totale dell'empatia.




