È un film già visto in altri Paesi d’Europa: di origine nordafricana, giovane, nato in Italia, di seconda generazione, determinato a uccidere. Come in altre occasioni, nel fronte del «non vogliamo vedere la realtà» è scattata la ricerca di un elemento di disturbo che serve a cancellare il problema dello straniero che ha portato a termine il suo piano omicida. Dunque Salim El Koudri, 31 anni, marocchino nato in Italia, laureato in economia, è raccontato come un soggetto instabile, «in cura psichiatrica» fino al 2024 presso il Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia. Non trovava lavoro e così ha compiuto «il folle gesto», questo è il quadro. Ma questo racconto nasconde un problema che si tende a tacere, che non si vuole affrontare, che fa scattare l’accusa di razzismo verso chi lo solleva, il modo più rapido (e intimidatorio) per alleviare la coscienza delle anime pie dalla visione della realtà: El Koudri ha guidato un’automobile contro la folla a Modena, puntando le persone, correndo a tutta velocità sul marciapiede, poi zigzagando e cambiando direzione non a caso, ma cercando di colpire ancora.
Sceso dall’auto, brandiva un coltello. Voleva uccidere. Quali fossero le sue intenzioni è chiaro, la presenza di una condizione di alterazione psichica non cambia il bollettino medico. El Koudri era un potenziale pericolo, nessuno ha pensato di seguirne le tracce. Il quadro è esposto, ma solo fino a un certo punto. Il resto è coperto dal silenzio, un non detto che non aiuta nessuno: l’Italia è piena di soggetti come El Koudri e anche se le indagini dovessero confermare l’assenza di un disegno terroristico, di legami con l’estremismo, non viene cancellato il tema della presenza dello straniero, di prima e di seconda generazione, in una società dove le possibilità di prosperare si sono ristrette e le conflittualità sono aumentate.
Abbiamo aperto le frontiere decenni fa senza avere una politica migratoria e oggi si vedono le conseguenze in una serie di fenomeni diversi (maranza, gang criminali, soggetti che praticano la violenza come stile di vita) che non sono ancora giunti all’apice, come in altri Paesi europei, perché l’Italia fino a poco tempo fa era solo una stazione di transito dei migranti che puntavano al Nord Europa. I casi parlano da soli, ma se il racconto sull’immigrazione, le sue conseguenze, la disintegrazione nascosta, è solo quello di un destino ineludibile perché oggi in cronaca c’è il matto e domani l’emarginato, ci sveglieremo un giorno in una società anarchica dove lo straniero siamo noi.




