Colpo di scena: il matto non è matto. Cari lettori, allacciate le cinture, abbiamo ascoltato per giorni la novella di El Koudri che è affetto da instabilità mentale manifesta. Certo, la sua pazzia non gli ha impedito di prendere un’automobile, di uscire di casa con un coltello di 20 centimetri, di travolgere tutto quello che si muoveva sul marciapiede, di fare un abile zig zag per abbattere altre persone. Un preciso, orrendo lavoro che doveva provocare la strage. In fuga, uscito dall’auto, il matto ha accoltellato un’altra persona. Sulla teoria granitica dello psicopatico, dello schizoide, dello sdoppiamento di personalità, del disadattato, si è esercitato l’intellettuale progressista per spiegare all’agreste conservatore che è sempre “colpa della società”. Che con tutta evidenza guidava anche l’auto.
Ieri abbiamo appreso che il giudice per le indagini preliminari non ha queste certezze e che, per ora, il matto non c’è. Calma e gesso, come dicono i giocatori di biliardo, perché se la pazzia è sparita, qui bisogna ordinare un consulto psicologico a un bel po’ di vescovoni, penne pregiate, politici illuminati che avevano visto e previsto tutto. Con uno schianto, la grande corrente culturale del “mattismo” è implosa sul vizio di fondo della sinistra: mai un dubbio, un interrogativo, un minimo controllo dei fatti, senza lenti ideologiche. Gli utopisti delle frontiere spalancate, i profeti dell’accoglienza - nella disintegrazione - ne escono sconfitti. Sta accadendo in tutta Europa, dove le sinistre sono allo sprofondo rosso: nella Francia sconvolta dal fallimento del modello “dell’assimilazione”; nel Regno Unito del multiculturalismo dove tra gli islamici la legge della sharia sostituisce il “common law”; in Germania dove AfD è il primo partito nei sondaggi; in Spagna dove Sanchez ha perso le elezioni in Andalusia (mentre in Italia nel Pd lo venerano, buon segno), per non parlare del collasso dei modelli “inclusivi” degli Stati del Nord. Il talk show terzomondista, il dibattito da cattedra di studi coloniali, è un atto d’accusa anti-occidentale.
Mettere in discussione la loro versione dei fatti porta dritti all’incriminazione di razzismo, poi succede l’irreparabile, la via di Modena sembra il lungomare di Nizza, una delle strade europee dove “i matti”, “i lupi solitari”, hanno espresso il loro “disagio”.
Se il matto non è matto, chi sono i pazzi in questa storia? La soluzione non è l’automobile, è chi la guidava; la risposta non è l’illusione dello straniero buono e dell’italiano (bianco) cattivo; la verità non è la spiegazione clinica, ma la sinistra cinica che scambiai confini per porte girevoli dove i loro voti entrano in cervelli vuoti.




