Ho scritto che l’enciclica Magnifica Humanitas non sembra avere anzitutto uno scopo spirituale, ma un bersaglio politico: l’Occidente. E l’élite ecclesiastica conferma l’analisi. Lo specialista vaticano dell’Intelligenza Artificiale, padre Paolo Benanti, su Avvenire, il giornale della Cei, ha scritto testualmente: «Leggere l’enciclica come documento religioso sarebbe un errore di categoria. È un testo di filosofia politica, e lo è nel senso più rigoroso del termine: affronta la domanda di chi detiene il potere di definire le regole dell’accesso all’informazione, della visibilità pubblica, dell’organizzazione delle opportunità economiche».
Sempre Avvenire, l’indomani, ha aperto la prima pagina con questo titolo: «Siamo fratelli, la comunione è atto politico». Sembra uno slogan del ‘68. Si tratta dell’intervista ad Anna Rowlands che è stata chiamata, lunedì, a presentare l'enciclica in Vaticano.
La suddetta intervista- che non nomina mai Dio né Gesù Cristo- è tutta politica. Rowlands dice che l’enciclica è «un progetto impegnativo che la politica è chiamata a perseguire». Il pericolo sarebbero i “privati” e “la ricerca del profitto”. E' una prospettiva di sinistra e statalista.
Del resto questa enciclica, che dice di rifarsi alla Rerum novarum di Leone XIII, evita di ricordare che essa fu innanzitutto finalizzata a contrastare la diffusione delle ideologie socialiste fra i lavoratori.
Pur precedendo di due/tre decenni la rivoluzione bolscevica, Leone XIII intuì le tragedie che il socialismo rivoluzionario avrebbe potuto provocare. Del resto la Magnifica Humanitas non cita nemmeno i pronunciamenti successivi dei Papi contro il totalitarismo comunista. Ed è strano per una enciclica che evoca la dottrina sociale cattolica. Manca del tutto la consapevolezza della storia del Novecento.
Si citano positivamente personaggi anche lontani dalla Chiesa, ma colpisce che non vi siano nomi della grande cristianità orientale che ha patito il comunismo, la più grande e sanguinaria persecuzione in 2000 annidi storia cristiana.
Come esempio di “denuncia della disumanizzazione” viene citata Guernica di Picasso (che era comunista), ma non è citato nessun testimone dei massacri fatti dal comunismo. Per esempio non c’è l’Arcipelago Gulag né il suo autore, Aleksandr Solzenicyn.
È come se il comunismo anticristico non fosse mai esistito. Né nel XX secolo, né oggi. E non vedere ciò che oggi rappresenta la Cina comunista, anche dal punto di vista dell’implementazione dell’Intelligenza Artificiale (come sistema di controllo in uno Stato totalitario), è come non vedere l’elefante nella stanza.
Perché la Cina, a cui oggi è legata la Russia putiniana, rappresenta attualmente, sul piano geopolitico ed economico, una potenza maggiore di ciò che era l’Urss.
Con questa enciclica dunque la cattolicità resta agli anni Settanta in cui l’aveva riportata il pontificato bergogliano e rimane sepolta nelle macerie del fallimentare orizzonte cattoprogressista e cattocomunista, quello che demonizza l’occidente e la modernità e non ha il coraggio di fare i conti con la vera “emergenza antropologica” del nostro tempo che era stata colta e ben definita da Wojtyla e da Ratzinger.
Quell’emergenza antropologica che mina le basi della vita e dell’umano. È come se non ci fossero stati né il pontificato di Giovanni Paolo II né quello di Benedetto XVI, i due giganti che hanno ricostruito la Chiesa dopo le macerie del post-concilio progressista. Vorrà Leone XIV riprendere la strada di questi due grandi Papi?




