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Islam, il jihad si finanzia con il 5X1000: il report-choc

di Mauro Zanonmercoledì 10 giugno 2026
Islam, il jihad si finanzia con il 5X1000: il report-choc

3' di lettura

Cinque organizzazioni affiliate alla rete globale dei Fratelli musulmani, organizzazione islamista fondata in Egitto nel 1928 da Hassan al-Banna con l’obiettivo di creare un califfato globale, sono attive in Italia, secondo quanto evidenziato domenica da un rapporto del ministero israeliano della Diaspora e contro l’Antisemitismo. Si tratta dell’Unione delle Comunità e delle Organizzazioni Islamiche in Italia (Ucoii), dei Giovani Musulmani d’Italia (Gmi), dell’Istituto Bayan, dell’Alleanza Islamica d’Italia (Aii) e dell’Associazione dei Palestinesi in Italia (Api).

Pur presentando pubblicamente un profilo “moderato”, le 5 organizzazioni denunciate dal rapporto applicano una strategia a due teste volta a sovvertire le democrazie occidentali: un’islamizzazione “dal basso”, tramite il proselitismo, e un’islamizzazione delle élite, attraverso l’infiltrazione nelle grandi scuole e università occidentali. Come sottolineato dal ministero della Diaspora israeliano, esiste un gap significativo tra gli sforzi compiuti da queste organizzazioni per presentarsi come sostenitrici dell’integrazione, della tolleranza e del dialogo interreligioso, e le narrazioni che realmente propongono, tra cui la rappresentazione di Israele come uno Stato genocida, il paragone delle sue azioni a quelle dei nazisti, la promozione di un ampio boicottaggio di Israele in ambito economico, accademico, culturale e diplomatico, nonché la legittimazione implicita del terrorismo e della violenza contro gli israeliani attraverso il sostegno agli autori di attacchi terroristici e ai prigionieri palestinesi che hanno compiuto attentati in passato.

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Nell’ambito delle loro attività, le cinque sigle italiane organizzano conferenze, campi, eventi culturali e proteste in collaborazione con altri organismi, tra cui organizzazioni paneuropee vicine ai Fratelli musulmani, collettivi di estrema sinistra, gruppi filopalestinesi e le principali associazioni anti-israeliane in Italia. Il rapporto spiega che, dal 7 ottobre 2023, giorno del pogrom di Hamas in Israele, le organizzazioni affiliate ai Fratelli musulmani in Italia sono passate da una retorica di tipo religioso-comunitario a un incitamento politico attivo e, in alcuni casi, a una retorica violenta. Ciò va dall’uso di termini estremi come “genocidio”, “pulizia etnica” e paragoni con i nazisti, all’utilizzo di immagini manipolate o estrapolate dal contesto con il solo obiettivo di demonizzare Israele e la comunità ebraica. Il rapporto israeliano afferma inoltre che queste organizzazioni utilizzano un sistema di finanziamento decentralizzato, che include donazioni locali e finanziamenti esteri provenienti soprattutto dal Qatar e dal Kuwait.

L’Unione delle Comunità e delle Organizzazioni Islamiche in Italia, in particolare, ha ricevuto finanziamenti dall’ente di beneficenza qatariota Nectar Trust/Qatar Charity per un importo di almeno 30 milioni di euro. Ma a finanziare gli islamisti è anche il 5x1000. Il 23 aprile 2021, l’organizzazione Giovani Musulmani d’Italia ha pubblicato un post sulla propria pagina Facebook invitando a Il post spiegava che per donare bastava inserire il numero di identificazione dell’organizzazione nei moduli fiscali annuali. In un post del 4 maggio la Gmi aveva inoltre chiesto ai propri follower su Facebook di contribuire alla prosecuzione delle sue attività nello spirito del periodo del Ramadan, aggiungendo un link per le donazioni.

Il documento del ministero della Diaspora israeliano dedica un focus anche all’Istituto Bayan, l’istituto italiano di studi islamici e umanistici che ha sede a San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona, già finito sotto i riflettori di una nota dei servizi segreti francesi nel 2025 per i suoi legami finanziari con Kuwait attraverso l’International Islamic Charity Organisation e per la presenza nel suo organigramma di Tareq al-Suwaidan, religioso e accademico radicale kuwaitiano a cui è stata revocata la cittadinanza kuwaitiana nel dicembre 2025 a causa della sua affiliazione ai Fratelli musulmani. Le organizzazioni denunciate sono inoltre collegate ai Fratelli musulmani attraverso figure specifiche, come il nuovo presidente dell’Ucoii Yassine Baradai, che è stato in precedenza Media Manager per l’Italia dell’organizzazione islamista paneuropea Islamic Relief.

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