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L'Italia palestra jihadista: allarme anti-terrorismo

di Daniele Dell'Orcovenerdì 5 giugno 2026
L'Italia palestra jihadista: allarme anti-terrorismo

3' di lettura

L’ultimo caso arriva da Gaza, ma riporta l’attenzione su una questione che negli ultimi mesi sta emergendo con crescente frequenza qui. In Italia. Mahmoud Al Najjar, ingegnere palestinese selezionato per frequentare un master all’Università di Roma Tor Vergata nell’ambito di un programma di accoglienza accademica, è stato arrestato dalle forze israeliane al valico di Kerem Shalom prima di lasciare la Striscia. Secondo l’Idf sarebbe un membro operativo della Brigata Nord di Hamas e avrebbe preso parte agli attacchi del 7 ottobre 2023. Sarebbe dovuto arrivare insieme ad altri 7 profili palestinesi che hanno ottenuto idoneità dall’Ateneo romano, il quale però ovviamente non si occupa della loro fedina penale. Ma senza il fermo israeliano, oggi avremmo probabilmente un terrorista palestinese in giro perle università italiane col plauso della sinistra.

Il caso si inserisce in un contesto che negli ultimi mesi ha visto moltiplicarsi in Italia le operazioni antiterrorismo legate soprattutto all’universo jihadista. Una sequenza di episodi che disegna una geografia della radicalizzazione diffusa, spesso alimentata online, che attraversa generazioni, territori e comunità differenti. L’episodio che aveva fatto scattare l’allarme nazionale era emerso a Modena, quando la follia di Salim El Koudry s’è abbattuta con la sua auto contro i civili. Si è parlato immediatamente di problemi mentali, e non di terrorismo. Ma non si è parlato del tema in sé: la potenziale radicalizzazione degli immigrati di seconda generazione.

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Un fenomeno visto chiaramente all’estero, con i giovani sradicati che faticano ad integrarsi nelle società occidentali e covano rabbia nei confronti dei genitori, senso di appartenenza verso comunità islamiche, odio nei confronti di tutti gli altri. Ciò, certo, contribuisce a creare scompensi mentali. Ma soprattutto a renderli prede facili per i reclutatori del terrore. Basti pensare ai profili emersi nelle cronache negli ultimi mesi. Tutti simili. A marzo, a Bergamo, la Digos e la Direzione centrale della Polizia di prevenzione avevano arrestato un ventiquattrenne nei cui confronti erano emersi contenuti di esaltazione dell’Isis e della Jihad islamica palestinese. Gli accertamenti avevano inoltre consentito di ricostruire attività preparatorie che avrebbero potuto avere come obiettivo i fedeli cristiani di una chiesa del centro cittadino.

A fine maggio un’altra operazione aveva portato al fermo di un ventiduenne di origine marocchina, tra Reggio Emilia e Bologna, che aveva manifestato la volontà di recarsi armato di coltello in centro città per colpire altre persone. Le indagini avrebbero documentato contatti con un presunto sostenitore del Daesh disposto a istruirlo e finanziarlo per la realizzazione di un attentato, in Italia o all’estero. Appena cinque giorni dopo, il 30 maggio, un nuovo arresto in Brianza.

Zakaria Ben Haddi, ventunenne nato e residente a Vimercate da famiglia marocchina, è stato fermato con l’accusa di terrorismo internazionale. Nei poste nelle chat monitorate dagli investigatori emergevano continui riferimenti all’Isis Khorasan, all’idea del martirio e all’esaltazione della violenza jihadista. Alcuni contenuti richiamavano anche l’apologia della strage di Modena. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha confermato il timore che il giovane stesse passando dalla «propaganda all’organizzazione operativa». Nelle stesse ore, a Firenze, è finito in custodia cautelare un quindicenne tunisino accusato di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale. Arrivato in Italia tre anni fa, era già stato destinatario di misure giudiziarie per gli stessi fatti.

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Stiamo parlando di casi racchiusi in poche settimane. Se traslati in dati, questi fermi diventano ancor più spaventosi. Secondo la relazione annuale dell’intelligence italiana, nel corso del 2025 sono state arrestate 37 persone per reati legati al terrorismo: 25 riconducibili alla galassia jihadista e 12 ad organizzazioni etno-separatiste o islamo-nazionaliste. Tra queste figurano anche soggetti collegati al Pkk curdo fermati tra Milano, Rimini e Imperia, oltre all’inchiesta ancora aperta che ha coinvolto Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, accusato di presunti finanziamenti ad Hamas.

La fotografia italiana si inserisce in una tendenza più ampia. Il rapporto Europol 2025 registra 449 arresti per terrorismo in venti Paesi dell’Unione Europea. La quota più consistente riguarda il terrorismo jihadista, con 289 arresti, confermando come l’estremismo islamista continui a rappresentare la principale minaccia terroristica per il continente. Basta unire i puntini, per comprendere come immigrazione incontrollata, buonismo, mancata integrazione delle seconde generazioni, stiano rischiando di rendere l’Italia, oggi, ciò che Francia, Germania, Svezia etc. sono da anni: palestre per l’estremismo.

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