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Lidl, i supermercati stangati in tribunale: esplode il caso delle etichette

lunedì 15 giugno 2026
Lidl, i supermercati stangati in tribunale: esplode il caso delle etichette

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Batosta contro Lidl, la celebre catena di supermercati. Una vicenda iniziata oltre dieci anni fa e legata all'indicazione errata dell'origine di alcuni prodotti ortofrutticoli si è conclusa con una decisione definitiva della Corte di Cassazione, che ha dato torto all'azienda.

Al centro del contenzioso ci sono alcuni trasporti effettuati nel 2013 dai centri logistici della società verso i propri punti vendita. Secondo quanto accertato da Agecontrol, l'agenzia pubblica incaricata dei controlli nel settore agricolo, nei documenti di accompagnamento figuravano informazioni non corrette sulla provenienza della merce: 30 chilogrammi di fragole risultavano italiane anziché spagnole, mentre 15 chili di pomodori ramati erano indicati come provenienti dall'Olanda invece che dal Belgio. Da qui la sanzione amministrativa iniziale di 4.400 euro.

Lidl Italia aveva contestato il provvedimento ottenendo una prima vittoria davanti al Tribunale di Treviso, che aveva escluso la sussistenza dell'illecito nei trasferimenti tra piattaforme e negozi appartenenti alla stessa società. Agecontrol, però, aveva impugnato la decisione davanti alla Corte d'Appello di Venezia, che a sua volta aveva coinvolto la Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Al termine dell'iter, la multa era stata confermata, seppur ridotta a 1.100 euro.

La società ha quindi tentato l'ultima strada possibile, ricorrendo in Cassazione. Gli Ermellini hanno però respinto il ricorso, condannando inoltre Lidl al pagamento di 1.000 euro di spese legali. Nella sentenza viene ribadito un principio preciso: anche quando determinati documenti non sono obbligatori, se vengono emessi devono riportare dati esatti. "I documenti di accompagnamento della merce trasportata, a prescindere dalla loro necessità, una volta emessi debbono contenere tutte le indicazioni richieste per il trasporto di prodotti ortofrutticoli freschi, comprese quelle specificamente riferite allo specifico prodotto trasportato - si legge nella sentenza della Cassazione - questa necessità non è superata dal fatto che i prodotti siano etichettati o sia presente un cartello informativo. È evidente, infatti, che la presenza di indicazioni confliggenti crea un contrasto informativo ostacolante il controllo".