Nessun ergastolo per Alessia Pifferi, la donna accusata di aver lasciato morire di stenti la figlia Diana, di un anno e mezzo, nel luglio 2022, mentre era in vacanza fuori Milano con un uomo. I giudici della prima sezione della Suprema Corte hanno rigettato i ricorsi presentati da pg e difensore, condannando l'imputata a 24 anni di reclusione e confermando dunque la sentenza di secondo grado, nella quale cruciale era stata la concessione delle attenuanti generiche.
In primo grado, invece, la 38enne era stata considerata "capace di intendere e volere" nonché responsabile non di un "abbandono di minore" con morte come conseguenza - questa la tesi difensiva - ma di "omicidio volontario" della bambina, lasciata per sei giorni da sola con "due biberon di latte, due bottigliette d’acqua e una di teuccio". L’omicidio, aggravato dal rapporto di filiazione e dai futili motivi, senza attenuanti, aveva fatto scattare l’ergastolo. In Appello, invece, pur concordando sulla non infermità mentale di Pifferi, i giudici avevano recuperato alcuni disturbi mentali per concederle attenuanti generiche equivalenti all’aggravante del rapporto filiale. Questo aveva riportato la pena al massimo possibile per l’omicidio semplice, 24 anni.
Alessia Pifferi, revocato l'ergastolo: le motivazioni-choc
La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha ridotto la pena per Alessia Pifferi da ergastolo a 24 anni di reclu...Nelle motivazioni della sentenza, la Corte d’Appello aveva fatto riferimento alla decisione della Corte di primo grado di negare le attenuanti alla donna per via del suo comportamento processuale, pieno di falsità e accuse infondate nei confronti di altri. Per i giudici d’Appello, però, Pifferi si era comportata in questo modo come "rielaborazione difensiva solo per sottrarsi al 'giudizio morale' di un cronachismo distorto", e al "cannoneggiamento televisivo". Dunque, per loro, la richiesta della difesa di riconoscerle attenuanti "(anche) per il clamore mediatico sofferto dall’imputata”, che “in sé sarebbe a dir poco singolare e atipica, qui è invece addirittura fondata". Non resta che aspettare la pubblicazione delle motivazioni della sentenza della Cassazione per capire se in terzo grado sia stato considerato anche questo profilo, oppure soltanto quello del disturbo cognitivo di Pifferi.




