Battuti dalle carte e dai documenti, i grillini e i dem possono rifarsi soltanto con le suggestioni. E lasciar intendere che Dario Bianchi, il patron di JC Electronics, che ha chiuso una transazione da 100 milioni di euro col Governo per mettere fine al contenzioso per la revoca dei contratti per le mascherine anti-Covid, sia un “fratellino”, un finanziatore e amico di Giorgia Meloni e del suo partito.
Nulla di più falso, eppure il meccanismo della calunnia e della bugia strisciante non smette mai di funzionare dalle parti del campo largo. Lo stesso Bianchi lo ha smentito in più occasioni, arrivando finanche a minacciare querele nei confronti dei diffamatori seriali. Ma la bugia è lì, e si basa su una circostanza (vera) che però ha tutt’altre coordinate spazio temporali.
La JC Electronics, con sede a Colleferro, nel 2019 (quindi un anno prima che esplodesse la pandemia) ha partecipato a un evento di Fratelli d’Italia pagando, come si fa in queste occasioni, un contributo per una cena pari a circa 800 euro. Contributo, attenzione, regolarmente registrato, com’è costretta ad ammettere finanche Repubblica in un articolo del 12 novembre 2025, quando già si provava a creare un collegamento tra la causa civile della JC e la presunta vicinanza al movimento della premier.
Peraltro, c’è da aggiungere che il contributo in questione venne deciso dal vecchio amministratore, e non da Bianchi. Ma questo le bambine e i bambini di Conte omettono di raccontarlo. Si chiama disonestà intellettuale.




