«Cosa cazzo guardi? Sono musulmano». Queste le ragioni che per S. M., algerino di 27 anni, irregolare sul territorio italiano, sono state sufficienti per decidere di sfogare la sua cieca frustrazione su una sconosciuta, avventandosi su di lei prima con un pugno al volto che le ha spaccato la guancia, e poi con una coltellata che le ha sfregiato il labbro. La malcapitata, una marocchina di 22 anni di origini marocchine, si trovava sulla banchina della metropolitana insieme ad alcuni amici, in attesa del treno dopo una passeggiata in centro. Uno degli snodi più frequentati di tutta la città quello della stazione Duomo, dove ogni giorno transitano migliaia di studenti, pendolari e turisti. Ma nemmeno la presenza di molti testimoni è bastata a porre un freno alla follia dell’aggressore, incurante del fatto che lì, in ogni caso, è impossibile scampare all’occhio delle telecamere. Nessun retropensiero, insomma: solo violenza.
La scena da incubo, con il sangue che zampilla ovunque di cui rimangono i segni negli angoli dei corridoi claustrofobici del mezzanino, e i presenti che si lanciano in aiuto della povera vittima come possono, prima dell’arrivo dell’ambulanza. L’aggressore, non senza opporre resistenza, viene arrestato in flagranza dalla Polizia locale. Si scoprirà poco dopo che la notte precedente era già stato fermato in piazza Argentina per aver vandalizzato delle auto parcheggiate: la Locale lo aveva rilasciato per direttissima perché risultava incensurato. L’ipotesi di reato, per ora, è quella di sfregio permanente al viso, ma dal contesto sembra che la sua posizione potrebbe essere più grave. Secondo le testimonianze dei presenti, l’aggressore ha fatto chiaro riferimento al fatto di essere musulmano, come se fosse proprio quello il motivo che l’ha spinto a tirar fuori una lama e rovinare per sempre la vita di una ragazza innocente.
Milano, algerino sfregia una 23enne in piazza Duomo: "Sono uomo e sono musulmano"
"Che cos'hai da guardare. Sono uomo e sono musulmano". É quanto avrebbe gridato un 27enne di origin...Per questa ragione la Procura potrà valutare di contestare la discriminazione razziale o religiosa, oppure anche la nuova aggravante dell’odio contro una donna. Quali siano i complessi dietro alla psiche di qualcuno che compie un gesto tanto brutale e insensato questa volta potrebbe essere un mistero anche per chi, da sinistra, tenta costantemente di minimizzare. Ma a rendere il quadro terribilmente inquietante sono i precedenti che fanno di questo tipo di aggressioni una tristissima tendenza. Senza scomodare l’attentato di Modena, si ricordi l’aggressione a un bar di San Siro di soli pochi giorni fa, dove un 55enne è stato accoltellato, anche qui senza alcuna ragione, da un uomo di origine gambiana, che già era stato in carcere in Gran Bretagna per un gesto simile.
Solo l’intervento dei presenti, in quel caso, ha evitato il peggio. Ma che il clima sia sempre più teso, anche da un punto di vista politico, lo dimostrano gli episodi di violenza contro i giornalisti: l’ultimo quella che ha visto il nostro vicedirettore Lorenzo Mottola raggiunto sotto casa da una coppia di magrebini, che lo hanno minacciato con un coltello davanti alla sua famiglia. Sul caso si lancia Silvia Sardone, europarlamentare e consigliere comunale a Milano per i banchi della lega che da tempo denuncia la deriva della sicurezza in città. «Sempre più delinquenti stranieri, spesso irregolari, sono protagonisti di violenze intollerabili. In questo caso il contesto legato alla religione alimenta considerazioni sulla visioni della donna in tante comunità musulmane. Anche questo caso sarà minimizzato a “gesto di un folle” come fa la sinistra a ogni episodio di cronaca che coinvolge uno straniero?», domanda Sardone. Impossibile rimanere in silenzio anche per il Pd locale, con il presidente della Commisione Sicurezza Michele Albiani che esprime «vicinanza alla ragazza sfregiata» e definisce «inaccettabile» l’episodio di violenza. Condanna anche dal segretario metropolitano del Pd Alessandro Capelli. «Il diritto di vivere delle donne senza paura è per noi una battaglia fondamentale», ricorda. Peccato che queste condanne arrivino dagli stessi che la bandiera proPal l’hanno sempre difesa, fingendo di non vedere quello che per il mondo musulmano è la norma, ovvero la misoginia.




