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L'Erbavoglio che sa curare: dalla passione artigiana alla conquista del mondo

L'impresa lombarda, nata nel 1976, festeggia i 50 anni di vita mantenendo la sua innata vocazione artigianale
di Dino Bondavallimartedì 14 luglio 2026
L'Erbavoglio che sa curare: dalla passione artigiana alla conquista del mondo

3' di lettura

Che quella di fare qualcosa per aiutare il prossimo fosse una sorta di vocazione, Tiziana Lugli lo aveva dimostrato ancora prima di diventare imprenditrice. Avrebbe voluto fare medicina, ma la vita la portò a dedicarsi alla cura dei bambini diventando infermiera pediatrica. Di fronte alla difficoltà di convivere ogni giorno con tanta sofferenza, capì però che avrebbe dovuto trovare un’altra strada. Senza rinunciare all’idea di prendersi cura delle persone. La risposta arrivò quasi per caso, davanti al banco di un anziano venditore di erbe incontrato durante una fiera a Como. «Rimasi folgorata da quella figura», racconta. «Mi affascinava l’idea di studiare le piante e utilizzare le loro proprietà per offrire risposte concrete alle persone. In quel momento decisi che sarebbe diventato il mio lavoro».

Da quell’intuizione nacque nel 1976 Erbavoglio, marchio bresciano che oggi festeggia cinquant’anni di attività. Un’avventura partita da un piccolo negozio in corso Cavour, quando parole oggi comunissime come superfood, biologico e fitoterapia erano quasi sconosciute, e diventata un’azienda con 335 referenze tra integratori, cosmetici naturali e prodotti erboristici, una rete di circa 400 rivenditori e una presenza anche all’estero. «Quando ho iniziato il valore dei principi attivi delle piante era poco considerato», spiega Lugli. «Sono partita studiando, ma soprattutto ascoltando le persone. Sono sempre stati i loro bisogni a indicarmi la strada». È così che Erbavoglio ha spesso anticipato tendenze poi diventate fenomeni di mercato. Il primo grande successo fu la tisana “Sgonfia la pancia”, lanciata quando quella formula non era ancora entrata nel linguaggio del benessere.

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Seguirono prodotti dedicati alla cura del corpo, linee antiage e intuizioni innovative anche nel marketing, come la confezione tridimensionale della linea Sodo, che arrivò fino ai mercati asiatici e spopolò in Giappone. La stessa capacità di leggere in anticipo i consumi portò l’azienda a introdurre ingredienti oggi popolari come bacche di goji, semi di chia, spirulina e clorella. «Quando abbiamo iniziato erano prodotti quasi sconosciuti. La mia passione è sempre stata cercare nuove materie prime prima che diventassero di moda», racconta Tiziana Lugli. Perché quella di Erbavoglio non è stata soltanto una storia di prodotti, ma anche di divulgazione. Quando ancora il naturale era una nicchia, Lugli spiegava proprietà e utilizzi delle piante in radio, in televisione e attraverso due riviste fondate da lei, “Vitalità” e “Abbecedario”. «Prima ancora di vendere prodotti bisognava creare cultura. Le persone dovevano capire cosa poteva arrivare dal mondo naturale», sottolinea.

La voglia di sperimentare la portò anche oltre l’erboristeria. Negli anni Novanta trasformò una vecchia caserma austroungarica al Passo del Tonale in una beauty farm a duemila metri di quota, anticipando il turismo del benessere alpino. Una struttura frequentata anche da grandi protagonisti dello sci mondiale. Oggi Erbavoglio mantiene una dimensione volutamente familiare, con produzione e logistica a San Zeno Naviglio (in provincia di Brescia), il negozio storico ancora aperto a Brescia e una crescita sostenuta anche dall’e-commerce. «Non vogliamo diventare grandi a qualsiasi costo», chiarisce Lugli. «Credo in un’impresa a misura d’uomo, dove restino il rapporto diretto, la collaborazione e l’ascolto».

Anche perché, in mezzo secolo, sono cambiati i bisogni. Se una volta le richieste riguardavano soprattutto digestione, forma fisica e cura della pelle, oggi aumentano quelle legate a stress, insonnia e benessere psicofisico. «I problemi delle persone sono cambiati», osserva Lugli. «Una volta erano più pratici, oggi sono sempre più collegati alla sfera emotiva. Anche la ricerca deve evolvere». La prossima sfida sarà il passaggio generazionale al figlio Michele Romanini, già coinvolto nello sviluppo del marchio. «Il mio sogno è consegnare il futuro dell’azienda senza perdere quello che l’ha fatta nascere», conclude. «L’ascolto delle persone, il rispetto e la volontà di cercare soluzioni che funzionino». Cinquant’anni dopo il primo negozio, Erbavoglio si prepara così a cambiare generazione senza cambiare natura: quella di una piccola impresa lombarda che non ha inseguito il mercato del benessere naturale. Lo ha anticipato.

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