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Modulo anti-ebrei, denuncia alla magistratura

L’Ucei, l’Unione delle comunità ebraiche italiane, dice che "siamo arrivati alle nuove “stelle gialle”, è la cultura del complotto che ci riposta ai tempi che hanno preceduto le lezzi razziali del ’38"
di Claudia Osmettilunedì 20 luglio 2026
Modulo anti-ebrei, denuncia alla magistratura

2' di lettura

Dopo la segnalazione di Libero sul modulo on-line che chiedeva agli utenti di “mappare il turismo sionista” in Italia, e dopo la sua cancellazione dalla rete, si mosso anche il generale Pasquale Angelosanto (il commissario straordinario per il contrasto all’antisemitismo) che, come spiega il presidente della comunità ebraica di Milano Walker Meghnagi «ha allertato la magistratura».

Sarà necessario andare fino in fondo a questa vicenda che il presidente del Senato reputa «aberrante e in aperta violazione dei diritti fondamentali della persona e dei principi costituzionali. Non è accettabile né giustificabile alcuna forma di schedatura delle persone sulla base del loro credo religioso o del loro legame con Israele. Dietro tutto ciò si palesa un profondo antisemitismo da respingere in maniera unanime. Non possiamo rimanere immobili».

L’Ucei, l’Unione delle comunità ebraiche italiane, dice che «siamo arrivati alle nuove “stelle gialle”, è la cultura del complotto che ci riposta ai tempi che hanno preceduto le lezzi razziali del ’38». Una ferma condanna arriva da esponenti di Forza Italia (per Stefania Craxi «è un fatto inquietante su cui le autorità competenti adotteranno le misure necessarie per prevenire il ripetersi di episodi analoghi), Noi moderati (la senatrice Mariastella Gelmini ricorda «la necessità e l’urgenza di approvare il ddl sull’antisemitismo: ogni forma di censimento o schedatura basata sull’identità o sull’appartenenza religiosa, etnica o culturale è incompatibile con i principi di una società democratica e alimenta un clima di intolleranza»), e Pd («Non è un caso isolato e va detto con forza», spiega il collega dem Francesco Verducci, «l’antisemitismo non può avere alcuna giustificazione»).