Polemica a Carate Brianza, dove il menù online di un locale, il Riviera 56, proponeva un “tagliere celiaco” a 5 euro e una versione “senza contaminazione” a 10 euro, quindi al doppio del prezzo. La distinzione ha suscitato numerose critiche sui social, soprattutto perché, per chi soffre di celiachia, evitare la contaminazione da glutine non è una scelta, ma una necessità legata alla propria salute.
La celiachia è una malattia autoimmune e l’unica terapia attualmente disponibile consiste nell’eliminazione rigorosa e permanente del glutine. Anche quantità molto ridotte possono provocare danni alla salute, rendendo quindi fondamentale prestare attenzione non solo agli ingredienti, ma anche alla preparazione e alla possibile contaminazione degli alimenti.
Secondo Manuela Liguori, food creator e celiaca, il problema non sarebbe tanto il sovrapprezzo, che può essere comprensibile per prodotti preparati con maggiore attenzione, quanto la definizione stessa di “tagliere celiaco”. Un alimento destinato a una persona celiaca dovrebbe infatti essere sicuro e privo di contaminazioni. Inoltre, sarebbe più corretto utilizzare l’espressione “senza glutine”, perché la celiachia è una condizione della persona e non una caratteristica dell’alimento.
Il locale, come riporta Fanpage, ha spiegato che il tagliere da 10 euro arriva sigillato e garantisce l’assenza di contaminazione, mentre quello da 5 euro viene preparato nella cucina dove sono presenti anche alimenti con glutine. Dopo le polemiche, il ristorante ha comunque aggiornato il menù, sostituendo la dicitura “celiaco” con “senza glutine” e “senza glutine e senza contaminazione”.




