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La Madonna del Palio diventa transgender

Anche chi segue da lontano il Palio di Siena e le vicissitudini ad esso legate si sarà fatto l’idea di una “creatura” viva eppure tenacemente legata alle proprie consuetudini, codificate dagli uomini e dal tempo
di Tommaso Lorenzinimercoledì 12 agosto 2026
La Madonna del Palio diventa transgender

3' di lettura

Anche chi segue da lontano il Palio di Siena e le vicissitudini ad esso legate si sarà fatto l’idea di una “creatura” viva eppure tenacemente legata alle proprie consuetudini, codificate dagli uomini e dal tempo, indispensabili per mantenerlo in vita nonostante venga fatto parecchio, sia sul tufo sia in altre “stanze”, per sabotarlo. C’è chi lo fa anche involontariamente (e allora il dolo o la negligenza andrebbero caricate su chi glielo permette) e stavolta succede all’artista rumena Teodora Axente, incaricata di realizzare il drappellone di questo agosto 2026. A un grande “cencio” (in gergo così chiamato il palio) viene chiesto di tenere insieme il sacro (perché ogni volta è dedicato alla Madonna: a quella di Provenzano il 2 luglio, all’Assunta il 16 agosto), il popolo e la città. Con un trattamento di riguardo al protagonista indiscusso e più amato, il cavallo. All’artista viene lasciata libertà espressiva, ma deve ricordare che si confronta con un oggetto che è insieme simbolo religioso, emblema civico, memoria storica e patrimonio identitario delle Contrade.

Per questo motivo l’originalità non può diventare fine a se stessa, né la ricerca stilistica può prevalere sul dovere di comunicare con chiarezza l'anima della festa. Se il cencio è un supporto da galleria d’arte contemporanea su cui calare, in maniera autoreferenziale, il proprio armamentario di ossessioni formali e linguaggi metamorfici, allora la sperimentazione diventa un azzardo sguaiato. E fallito. L’opera della Axente è un fiasco proprio nella traduzione di questi elementi simbolici nel linguaggio richiesto dalla sensibilità della città, già interdetta per il palio di luglio firmato da Ismaele Nones. Il cavallo è sparito, le contrade appaiono entità surreali e impersonali. Ma il punto di rottura più sconcertante risiede proprio nella figura apicale del dipinto, la Madonna. Nella cupezza della cromia complessiva (mentre Siena è anima e colori), la Vergine, che per il popolo senese è Advocata e madre protettrice, appare priva di ogni grazia e dolcezza mariana. Le fattezze del volto risultano fortemente mascolinizzate, rigide e quasi androgine. Siamo al Palio gender e questa proprio non ce l’aspettavamo. “È un Madonno”, dicono a Siena, ma vanno anche oltre, con ferocia toscana: “Pare un omo”, che nel senese quotidiano vuol dire maschio senza alcun doppiosenso, ma in questo caso...

DEPISTAGGI A questo si aggiunge un’esasperazione simbolica che per essere contestualizzata richiede uno sforzo di intellettualismo accademico. La fusione metamorfica tra i cherubini (ma paiono più degli orrendi piccioni...) e le figure ittiche, elemento caratteristico del percorso personale dell’Axente, appare un’incursione estranea. E pensare che il pesce dovrebbe richiamare la simbologia cristologica... Depistaggi artistici già avvenuti in passato, vedi lo sgradito palio di Fernando Botero del 2002, dove le sue inconfondibili e voluminose anatomie trasformarono la Vergine e i personaggi in figure percepite come sproporzionate e goliardiche; vedi Renato Guttuso nel 1971 o di Jean-Michel Alberola nel 1995, mal digeriti per astrattismo e espressionismo ritenuti troppo ermetici. La Siena smontata e rimontata dalla Axente - non certo Leonor Fini - sulla quale incombono nuvoloni neri, dovrebbe essere un rimando al quinto centenario della Battaglia di Camollia (sconfitti l'esercito del Papa e i fiorentini, ultima vera gloria militare della storia comunale e repubblicana senese, con riverberi anche sugli equilibri statali europei dell'epoca), qui si ha solo la sensazione di tempi bui in arrivo per questa festa che per sopravvivere e cambiare dovrebbe rimanere sempre più fedele a se stessa, aprirsi proteggendosi, facendosi bandiera di fede, di appartenenza e di storia civica. A volte, pare proprio non sia così.