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Famiglia del bosco, Leone prega per loro

Il papa ha risposto a una lettera di Cate e Nat promettendo di ricordarli insieme ai bimbi nelle sue orazioni
di Claudia Osmettigiovedì 13 agosto 2026
Famiglia del bosco, Leone prega per loro

2' di lettura

C’è anche il papa che prega per la “famiglia del bosco”. Son stati loro, d’altronde, i Birmingham Trevallion, due mesi e mezzo fa, a scrivere a papa Prevost per informarlo della vicenda infinita che li ha coinvolti assieme a quelle «tre fette di pane e marmellata» (cit. mom Cate) dei loro bambini ospiti in una struttura protetta dal 20 novembre scorso. In quella lettera, Catherine e Nathan, avevano anche ringraziato il pontefice delle parole ferme che aveva usato in un’enciclica ricordando «il diritto primario e inalienabile dei genitori di scegliere il tipo di educazione e formazione impartita ai loro figli». Che poi, a esser veramente onesti, l’intera epopea di Palmoli sta proprio tutta lì. Adesso, con una risposta formalmente datata 23 luglio, sulla carta intestata del segretario di Stato Vaticano, la Chiesa risponde a questa coppia anglo-australiana che ha scelto l’Abruzzo come casa senza immaginare il baccano che l’avrebbe travolta. Usa l’inglese, la Santa sede, che è sia la lingua di Leone che quella dei coniugi Trevallion. Poche righe, indirizzate a Catherine, ma dense e cariche di ogni cosa.

«È pervenuta la risposta del papa che assicura di “aver preso nota del contenuto della loro missiva” e di “ricordare loro e la loro famiglia nelle sue preghiere», racconta l’avvocato Simone Pillon che segue la “famiglia del bosco”. Cate e Nat, dal canto loro, «ringraziano di cuore il santo padre per la sua paterna attenzione e le preghiere e auspicano che questo intervento possa favorire il ritorno urgente in famiglia dei tre bambini già per queste vacanze estive». I Birmingham - Trevallion ringraziano anche «per le numerosissime attestazioni di solidarietà che continuano a ricevere da ogni parte d’Italia».

L’han chiesto in tanti, oramai. L’ha fatto la politica, l’han sottolineato gli esperti e gli psicologi, l’han ribadito i commentatori e gli opinionisti: ora arriva anche la vicinanza del papa. Ma cosa devono aspettare ancora questi due genitori che amano i loro bambini sopra ogni cosa, che soffrono a stare lontani da loro e che sono costretti a non stringerli a sé prima di andare a dormire da ben 267 notti, che hanno accettato ogni richiesta, hanno onorato ogni adempimento (i lavori al casolare partiranno a settembre, nel frattempo si sono trasferiti in una casa messa loro a disposizione dal Comune, hanno acconsentito a mandare i ragazzini a scuola e a farli vaccinare) pur di riunirsi una volta per tutte?