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Il frutto dei cortei rossi: +62% di agenti feriti

Agli sgomberi dei centri sociali gli antagonisti rispondono alzando il livello dello scontro. Ma nei primi sei mesi del 2026 scendono gli sbarchi (-52%) e tutti i reati principali. Migliaia di nuovi agenti in arrivo
di Fausto Cariotisabato 15 agosto 2026
Il frutto dei cortei rossi: +62% di agenti feriti

4' di lettura

Non è un mistero che un terreno cruciale su cui si giocheranno le prossime elezioni sarà quello della sicurezza. Importante almeno quanto l’economia, che dipende molto da fattori su cui le leve dei governi nazionali hanno poco potere. Ogni anno, a Ferragosto, il Viminale presenta il dossier sul bilancio dei primi sei mesi dell’attività di contrasto al crimine. Matteo Piantedosi ha buoni numeri da mettere in mostra. «I dati confermano un calo generalizzato dei reati», scrive il ministro, che rivendica anche «il più imponente piano di assunzioni delle Forze di polizia mai realizzato negli ultimi anni». Le cose migliorano anche sul fronte dell’immigrazione, dove crollano gli sbarchi e aumentano i rimpatri. Tra i pochi numeri in peggioramento ci sono quelli che segnano l’aumento degli agenti feriti nelle manifestazioni di piazza. Nel primo semestre di quest’anno i reati registrati sono stati in tutto 1.068.240: il 10% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Diminuiscono in particolare gli omicidi volontari, scesi da 163 a 138 (-15,3%), i furti (-11,4%), le rapine (-12,3%), le violenze sessuali (-7,1%) e le truffe e frodi informatiche (-9,5%). Migliorano anche i dati delle violenze di genere: il totale degli omicidi volontari con vittime di sesso femminile e dei «femminicidi» (reato in vigore solo dal 17 dicembre 2025, quindi senza confronto omogeneo con l’anno precedente) è sceso a 34: il 37% in meno rispetto ai 54 del gennaio-giugno 2025. Sforzi importanti sono stati fatti per garantire la sicurezza nel trasporto ferroviario. Sono state controllate 2,5 milioni di persone nelle stazioni e altre 636mila a bordo dei treni: un’attività che ha contribuito a ridurre le rapine del 28,5%, i furti del 3,3% e i danneggiamenti del 5,7%.

IL FRONTE IMMIGRAZIONE
Il fronte politicamente più rilevante, però, resta quello dell’immigrazione, dove il quadro semestrale segna un netto calo degli sbarchi, pari al 52,1%: gli arrivi via mare sono crollati da 30.060 a 14.388. Il Viminale rivendica anche un totale di 275.463 «partenze bloccate» dal 2023 a oggi, grazie alla collaborazione con Libia e Tunisia. I rimpatri, intanto, nella prima metà del 2026 sono saliti del 34,3%: da 3.301 a 4.432. Nella maggior parte dei casi (3.825) si è trattato di espulsioni (+28,5%), nei rimanenti di rimpatri volontari assistiti (+87,3%). Una parte di queste operazioni è legata alla lotta al terrorismo. Dal 22 ottobre 2022 al 30 giugno scorso sono stati riportati nei Paesi d’origine 254 soggetti pericolosi: individui radicalizzati, estremisti o presunti terroristi. Nel primo semestre 2026 le espulsioni per motivi di sicurezza dello Stato sono state 38, quasi raddoppiate rispetto allo stesso periodo del 2025, quando se ne erano contate 21. Dal 21 ottobre 2023, data in cui furono ripristinati i controlli, alla frontiera con la Slovenia sono stati identificati un milione e mezzo di individui. Questo ha consentito di fermare all’ingresso 11.658 stranieri irregolari e 623 soggetti pericolosi per la sicurezza nazionale, e di arrestare 678 persone, delle quali 289 per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. È la conferma che i presidi ai confini interni allo spazio Schengen possono rivelarsi utili. Il ministero dell’Interno rivendica anche l’azione di contrasto alle occupazioni abusive, altro tema politicamente caldo. Dall’ottobre 2022 al 30 giugno 2026 sono stati liberati 6.101 alloggi di edilizia residenziale pubblica e sono stati sgomberati 313 «immobili di particolare rilievo nelle città metropolitane». Tra questi ci sono quelli occupati dal Leoncavallo a Milano, da Askatasuna a Torino e dal centro sociale “L38 Squat” al Laurentino di Roma. Un capitolo a parte è quello delle manifestazioni di piazza, che nella prima metà dell’anno sono state 5.713, il 12,6% in meno sullo stesso periodo del 2025, e tra queste sono diminuite anche quelle definite «con criticità» (da 156 a 98). Eppure i feriti tra le forze di polizia nel corso delle proteste sono stati 136, il 61,9% in più su base annua.

EFFETTO LEONCAVALLO
Meno manifestazioni, ma più cruente, dunque. Ambienti del Viminale spiegano che ciò è dovuto al fatto che la spinta delle mobilitazioni legate al Medio Oriente e al conflitto in Ucraina si è ridotta di molto rispetto agli anni precedenti. Contemporaneamente, però, è diventato più violento il movimento antagonista, in reazione ai colpi che gli sono stati inferti dalle forze dell’ordine. Gli sgomberi del Leoncavallo e di Askatasuna e le retate nell’area anarchica, in particolare, hanno radicalizzato la risposta di quell’area, che ha alzato il livello dello scontro. Piantedosi sottolinea l’aumento degli organici delle forze dell’ordine voluto dal governo Meloni. Grazie a questo piano, avverte, «lasceremo più operatori di quanti ne abbiamo trovati, più giovani e più motivati». Da quando il governo è entrato in carica fino al 30 giugno di quest’anno nei diversi corpi sono state fatte 45.977 nuove assunzioni: 17.325 nella Polizia di Stato, 19.326 nell’Arma dei Carabinieri e 9.326 nella Guardia di Finanza. Il saldo è già positivo per 2.527 unità rispetto alle uscite per pensionamento o altre cause, e 25.125 nuove reclute sono previste entro il 2027.