È noto che pure il barometro obbedisce alle veline di Palazzo Chigi e che nella cabina di regia del governo si divertono a scatenare cataclisimi d’ogni tipo: la tromba d’aria a Cremona è colpa del climafreghismo della Meloni.
Le grandinate in Lombardia sono colpa del climafreghismo della Meloni, come i temporali in Piemonte, in Veneto e nel Piacentino. È colpa sua anche la trasformazione del mare in bomba ecologica. Il climafreghismo meloniano è una forza della natura senza confini: ha messo lo zampino finanche nell’alluvione in Nepal, diecimila chilometri di distanza via terra e diciassette ore di volo.
Il governo è responsabile per decreto dei più nefasti eventi climatici: il bollettino meteo del leader Avs Angelo Bonelli diventa un comizio e così la battaglia sul cambiamento climatico che chiede scientificità e serietà si trasforma in commedia con l’ombrellone piantato nel letto in secca del Po. Il climafreghismo bonelliano fa rimpiangere il “piove governo ladro” che molti fanno risalire ai tempi degli Egizi, quando dopo le esondazioni del Nilo, i terreni diventavano più fertili e le tasse aumentavano. Almeno allora c’era un motivo per invocare le piogge.




