Condannati a 10 anni di carcere tre 007 egiziani per l'omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore friulano torturato e ucciso in Egitto nel 2016. Assolto invece un quarto imputato. Lo ha deciso la Corte d'Assise di Roma. Gli imputati erano tutti assenti. In aula, oltre alla famiglia Regeni e ai suoi legali, presente anche il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi.
La Procura aveva chiesto l'ergastolo per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, ritenuto l'uomo che ha materialmente ucciso Regeni, e 17 anni e mezzo per Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Tareq Sabyr. Quest'ultimo è stato assolto. Per tutti loro è caduta l'accusa di omicidio, resta quella di sequestro.
“Anche se le condanne non sono state per tutti i reati contestati, di sicuro sono state condanne comminate per una attività che era stata posta in essere da rappresentanti dello stato egiziano e che si è riusciti a raggiungere questo risultato nonostante quella che possiamo tranquillamente definire cooperazione non particolarmente proficua da parte delle autorità egiziane”. Sono le prime parole del procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, commentando la sentenza della Corte d'Assise in merito al caso Regeni.
“Ciò di cui siamo particolarmente soddisfatti – precisa Lo Voi - sono due cose che siamo riusciti a fare: per prima cosa averlo tirato fuori da quella sorta di pantano in cui era andato a finire perché si rischiava di non poter procedere ma siamo riusciti poi attirando anche la corte Costituzionale ad ottenere la possibilità di procedere. Poi soprattutto aver potuto condurre un processo davanti a una corte d'assise autonoma e indipendente, in presenza della quale anche gli imputati assenti sono stati egregiamente rappresentati dai difensori d'ufficio che hanno potuto svolgere il loro compito così come difensori di parte civile. Questi due elementi sono particolarmente importanti. Il singolo risultato, tre condanne su quattro imputati, ci fa ritenere che il lavoro svolto sia stato decisamente positivo e fruttuoso, e di questo ringrazio il collega Colaiocco che si occupa di questo caso da tanti anni”. “Il resto lo rinviamo a quando avremo possibilità di leggere le motivazioni della sentenza. Se faremo ricorso? È tutto da vedere a seguito della lettura delle motivazioni della sentenza”, conclude Lo Voi.




