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Garlasco, chiusa l'inchiesta su Sempio: "I Ris nascosero le prove sull'innocenza di Stasi", viene giù tutto

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lunedì 28 settembre 2026
Garlasco, chiusa l'inchiesta su Sempio: "I Ris nascosero le prove sull'innocenza di Stasi", viene giù tutto

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La Procura di Pavia ha chiuso, per la seconda volta, le nuove indagini a carico di Andrea Sempio per il delitto di Chiara Poggi a Garlasco nel 2007. Dopo aver disposto accertamenti integrativi a fine maggio, seguiti a una prima chiusura e alle consulenze difensive, i pm hanno depositato ora nuovi atti tra cui consulenze, come quella sulla nota impronta della scarpa e un'altra sul Dna, per rafforzare le accuse. E hanno notificato un altro avviso di conclusione dell'inchiesta, che prelude alla richiesta di processo per omicidio aggravato dalla crudeltà e dall'odio verso la vittima. 

"Chiara Poggi è stata uccisa da una persona conosciuta, arrivata da sola in bicicletta, che ella stessa ha fatto entrare in casa. Chi ha fatto ingresso nell’abitazione la conosceva bene, come desumibile anche dal percorso effettuato all’interno delle stanze al piano terra", scrive il Corriere della Sera. Per la Cassazione quella persona era Alberto Stasi. La vittima, infatti, non avrebbe mai aperto la porta di casa in pigiama a uno sconosciuto. Secondo i giudici "Alberto Stasi - fidanzato della vittima, in rapporto di confidenza con lei, conoscitore della sua casa e delle sue abitudini - possessore di più di una bicicletta da donna, compatibile con la 'macrodescrizione' fattane dalle testimoni Bermani e Travain, ha fornito un alibi che non lo elimina dalla scena del crimine nella “finestra temporale” compatibile con la commissione dell’omicidio". Ma le nuove indagini hanno evidenziato una serie di "incongruenze".

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Secondo i pm la questione della bicicletta non è un elemento certo. Poi la descrizione di una bici nera da donna non è univoca in particolare sul "portapacchi a molla" e sullo stato del mezzo. Fu sequestrata effettivamente una bici nera alla famiglia Stasi, ma non corrispondeva alle descrizioni dei testimoni. Per i giudici però si trattava di una "macrodescrizione" della bicicletta, senza quindi una aderenza assoluta alle varie caratteristiche del mezzo. "L’utilizzo da parte di Sempio di una bicicletta nera - la tesi dei pm di Pavia -, atteso che non esiste un testimone che abbia visto l’assassino allontanarsi con una bicicletta nera e quindi non si può avere la certezza che la famosa bicicletta sia strettamente riconducibile all’evento delittuoso, è un dato che all’epoca dei fatti non venne mai affrontato poiché mai vennero fatte indagini su Sempio e sugli altri amici di Marco Poggi: basti pensare che lo stesso Marco non venne mai intercettato e i suoi tabulati telefonici non vennero mai acquisiti (alla stregua dei suoi amici, ndr).

Secondo la Cassazione "Stasi ha reso un racconto incongruo, illogico e falso, quanto ai ritrovamento del corpo senza vita della fidanzata, sostenendo di avere attraversato di corsa i diversi locali della villetta per cercare Chiara; sulle sue scarpe, tuttavia, non è stata rinvenuta traccia di residui ematici, né le macchie di sangue sul pavimento sono risultate modificate dal suo passaggio; neppure sui tappetini dell’auto, sulla quale egli stesso ha sostenuto di essere risalito immediatamente dopo la scoperta di Chiara, sono state rinvenute tracce di sangue per trasferimento dalle scarpe; il racconto dell’imputato, anche con il riferimento all’indicazione delle modalità di rinvenimento del corpo di Chiara (con la parte visibile del volto bianca, invece che completamente ricoperta di sangue), è assimilabile a quello dell’aggressore, non dello scopritore". Secondo i giudici "Stasi non ha mai menzionato, tra le biciclette in suo possesso, proprio la bicicletta nera da donna collegata sin dal primo momento al delitto e corrispondente alla 'macrodescrizione' fattane dalle testimoni Bermani e Travain, fatto questo che evidenzia come l’imputato ne conoscesse l’importanza e la possibilità di collegarla all’omicidio".

Poi c'è il capitolo dispenser liquido, introdotto sempre dalla Cassazione: "Sul dispenser del sapone liquido, utilizzato dall’aggressore per lavarsi le mani dopo il delitto, sono state trovate soltanto le impronte dell’anulare destro di Alberto Stasi, che lo individuano come l’ultimo soggetto a maneggiare quel dispenser, considerate, peraltro, la posizione delle due impronte e la non commistione con dna della vittima, circostanze dimostrative del fatto che l’imputato maneggiò il dispenser per pulirlo accuratamente, dopo essersi lavato le mani ed avere ripulito il lavandino". I pm di Pavia sono sicuri: è evidente che l'assassino non si lavò mai in quel lavandino.

Altro elemento fondamentale e decisivo per la condanna di Stasi è "il fatto che sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, la 'Umberto Dei', Milano, è stata rinvenuta una copiosa quantità di dna di Chiara Poggi, riconducibile a materiale 'altamente cellulato'; tali pedali non sono risultati quelli propri di quella tipologia di bicicletta - venduta, invece, alla famiglia Stasi con pedali diversi e di serie - e risultano apposti sull’unico velocipede appartenente alla famiglia Stasi, che non poteva venire confuso con quello individuato dai testi oculari davanti a casa Poggi".

Si tratta forse dell'elemento più clamoroso di tutta l'inchiesta. Non c’era nessun dna e probabilmente si è trattato di un errore nelle analisi dei campioni. In un primo momento, le analisi dei Ris sui pedali diedero risultato zero. Poi il valore 'enorme' di 2,78 nanogrammi dopo la purificazione (identico a quello dell’analisi sul cucchiaino usato per la colazione dalla vittima). E, soprattutto, i carabinieri effettuarono altre due prove il giorno seguente. E confermarono il valore zero. Ma - dettaglio fondamentale - non ne lasciarono mai traccia. E quei risultati non vennero mai depositati alle parti (procura compresa). Questo elemento è emerso solo dall’analisi dei dati grezzi e dei registri delle macchine di laboratorio.

Infine, i consulenti tecnici della Procura di Pavia "hanno depositato una nota sulle dimensioni di una scarpa modello Frau taglia 42 che risulta compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio". Lo ha scritto il procuratore Fabio Napoleone in una lunga comunicato in cui riassume tutti gli esiti degli accertamenti integrativi e fa riferimento anche all'ormai nota impronta di una scarpa con suola a pallini sulla scena del crimine. Impronta che il processo conclusosi con condanna definitiva ha attribuito ad Alberto Stasi. "L'imputazione non è cambiata rispetto a quella precedente del 6 maggio - le parole della difesa di Sempio a Rete 4 -. Non ci sono nuovi elementi di prova ma non è escluso che emergano. Abbiamo il diritto di chiedere la copia degli atti, cosa che faremo sicuramente". 

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