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Torino, il piano di FdI per bloccare la maxi-moschea: "Imitiamo la Lombardia"

di Fabio Rubinimartedì 6 ottobre 2026
Torino, il piano di FdI per bloccare la maxi-moschea: "Imitiamo la Lombardia"

3' di lettura

Il Comune di Torino ha dato l’ok alla costruzione di una mega moschea in città. Si tratta di un progetto nato cinque anni fa e che, secondo i rappresentanti della comunità islamica torinese potrà accogliere - dove c’era la Fonderia Nebiolo fino a mille fedeli nella sala preghiera. Poi ci saranno anche uno studentato universitario e spazi culturali. Costo dell’operazione 17 milioni di euro circa. La decisione della giunta guidata dal piddino Stefano Lo Russo ha scatenato il centrodestra piemontese che promette battaglia. A partire dal consiglio regionale dove, sulla falsa riga della legge che la Lombardia votò nel 2015, il vicepresidente Maurizio Marrone: «È un’assurdità imporre a Torino Nord la seconda moschea d’Europa con un minareto di 20 metri. Significa aprire le porte all’islamizzazione selvaggia della nostra città. Lo Russo troverà la nostra ferma opposizione istituzionale». IL piano, come detto è agire sulle regole urbanistiche: «Fisseremo in legge distanze minime in modo da evitare che i luoghi di culto vengano posizionati a caso o peggio ancora secondo il capriccio di Stati esteri intenzionati a mischiare politica e proselitismo in quartieri polveriera già piagati da decenni di immigrazione incontrollata». Marrone spiega poi che per modificare la legge «abbiamo preso ispirazione da un articolo di legge approvato in passato in Regione Lombardia (per volere di Roberto Maroni, ndr), rimasto indenne da ben due impugnative in Corte Costituzionale». Quell’articolo, in sostanza, mette paletti precisi all’apertura di luoghi di culto, legandoli per esempio alla presenza di parcheggi adeguati e fissa distanze precisa da scuole, asili, eccetera.

L’onorevole Augusta Montaruli punta il dito sulla questione dei finanziamenti: «Chi ha controllato la provenienza dei finanziamenti e la legittimità delle somme che dal Marocco arriverebbero in Italia per la moschea di Torino? Senza risposta a questa domanda di trasparenza, l’iniziativa del Comune è al di fuori di ogni criterio ammissibile». E ancora: «L’iter per la moschea va stoppato. Il sindaco Lo Russo sta trattando una questione delicata come se fosse una mera pratica urbanistica, ignorando il nodo cruciale del controllo dei fondi stranieri. Senza contare che ha dato il via alla più grande moschea d’Italia nel quartiere dove meno vi è integrazione. È inaccettabile. Fermeremo questo schiaffo che la sinistra sta dando ai torinesi».

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Sulle barricate anche Forza Italia: «Rispettiamo la libertà religiosa garantita dalla Costituzione e il diritto dei musulmani torinesi a pregare in luoghi dignitosi e autorizzati. Ma davanti a un intervento da 17 milioni di euro, pretendiamo trasparenza assoluta». Gli azzurri torinesi spiegano poi che «Lo Russo presenta il progetto come una conquista indiscutibile e vorrebbe sottrarlo al confronto politico, ma quando si da il permesso per realizzare uno dei maggiori centri islamici d’Italia, fare domande significa amministrare seriamente. L’area dell’ex fonderia - si legge ancora nel comunicato di Forza Italia - presenta già criticità legate a sicurezza, degrado, traffico e servizi. Sono stati valutati i flussi di mille fedeli e degli studenti? Quanti parcheggi saranno disponibili? Non chiediamo di limitare la libertà dei musulmani in Italia - chiudono gli azzurri ma che la stessa libertà sia garantita concretamente ai cristiane alle minoranze nei Paesi che finanziano grandi centri religiosi sul nostro territorio».

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Di segno opposto le reazioni del Pd, che di fronte a questo progetto, addirittura esulta, parlando di «un luogo di culto moderno, a norma, aperto al territorio. È la miglior garanzia per la sicurezza di tutti. Il progetto della Confederazione islamica è stato costruito attraverso un percorso serio e responsabile, con il Comitato Interfedi di Torino, uno studio di ricerca del Politecnico e tanti attori territoriali». Il Pd, però, non dice nulla di nuovo sulla tracciabilità dei fondi che verranno utilizzati per costruire un luogo che, in più di un Paese europeo, si è anche trasformato in palestra di indottrinamento religioso. Il Pd, però, attacca la Regione: «La nostra città ha una tradizione secolare di incontro religioso. Forse il vicepresidente Marrone è distratto come al solito e fa disinformazione a scopo di propaganda elettorale.

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