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"Ce l'hai con me", "Ma con chi parlo?!": scontro durissimo a Di Martedì

di Roberto Tortoramercoledì 14 ottobre 2026
"Ce l'hai con me", "Ma con chi parlo?!": scontro durissimo a Di Martedì

3' di lettura

Confronto acceso tra Matteo Renzi, leader di Italia Viva, e Antonio Padellaro, editorialista del Fatto Quotidiano, protagonisti di un botta e risposta durante il dibattito politico a “diMartedì”, il talk di attualità e approfondimento di La7 condotto da Giovanni Floris. Padellaro prova a richiamare Renzi alle sue responsabilità, ma quando questi sostiene di aver sempre votato contro il governo, il giornalista sbrocca: "Lei in questo momento rappresenta l’opposizione, con chi devo parlare? Con Floris? Parlo con lei? Sono qui e cerco di farle delle domande che le possono dare la possibilità di fare un passo in avanti rispetto al fatto che la Meloni è brutta e sporca e cattiva. Perché non è questo il modo, mi scusi, per convincere gli italiani – spiega Padellaro - che continuano ancora a dare una maggioranza relativissima alla Meloni. Me lo permette? Vuol dire che l'opposizione non ha fatto centro, non è riuscita a superare questo muro. Perché non l'ha fatto? Ripetendo sempre le stesse cose. Fate un passo in avanti”. 

Matteo Renzi, allora, prova a replicare: “Detto che la Meloni ovviamente non è brutta, sporca e cattiva, il punto fondamentale è che già adesso rispetto a un anno fa, se noi guardiamo i sondaggi, per la prima volta da sei-sette mesi il centrosinistra è avanti. Non basta e dipende se si prendono Vannacci o no. Io dò per scontato che Vannacci stia di là”. Renzi, poi, entra nel merito delle proposte: “Io ho detto i miei, naturalmente faccio la mia parte. Primo: la quattordicesima per insegnanti, infermieri e forze dell'ordine. È una misura che vale lo 0,2 del PIL, non è una misura che vale 10 punti di PIL. Ed è una misura che si rivolge a chi? A quel ceto medio che viene massacrato, perché degli infermieri ce ne ricordiamo solo per il Covid, gli insegnanti fanno un lavoro difficile con i nostri figli e non vengono mai difesi. Le forze dell'ordine sono state massacrate da questo governo che doveva occuparsi di sicurezza. Siamo d'accordo su questo? Salario minimo? Favorevole dal 2018 a condizione che non porti un aumento di tasse”. Padellaro, però, chiede uno sforbiciamento della spesa militare: “Qualcosa si può mettere sul piano del contributo al miglioramento della condizione sociale, a patto di tagliare le spese militari, perché da qualche parte questi soldi vanno presi. Non è un problema ideologico, è un problema di contabilità. Lei lo ha fatto per tanto tempo: prende delle risorse da una parte, le spese militari sono essenziali in questo momento? Mi risponda lei. E le mette sulla sanità e sulla scuola”.

Renzi, alla sua maniera, risponde in modo ondivago: “Io sono uno di quelli che dice che l'obiettivo del 5% che Trump ha tirato fuori dal cappello costringendo tutti a seguirlo è un obiettivo improponibile per un Paese che spendeva fino a qualche mese fa il 2. Però attenzione, non raccontiamo agli italiani che se lei taglia le spese militari o più correttamente non le aumenta quei soldi possono essere messi sulla sanità. Perché? Perché le regole in Europa, discutibili quanto si vuole, permettono che sulle spese militari hai uno spazio di manovra. Sulle spese per l'energia, dico io, ci vorrebbe uno spazio di manovra, ma per arrivare alle spese sulla sanità e sulla scuola non hai lo stesso spazio di manovra”. Renzi, infine, fissa una data: “Allora io dico: qual è il momento nel quale si possono cambiare le regole in Europa? Le dò una data: 1 gennaio 2028. Perché? Perché inizia il semestre italiano di Presidenza Europea. L'altra volta in quel semestre abbiamo messo la flessibilità per 30 miliardi. Stavolta cosa dobbiamo fare? Ecco il punto della sinistra su cui ha ragione Padellaro: bisogna svegliarsi. Facciamo un progetto perché l'Europa pensi di più alle esigenze del ceto medio”.