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La sinistra delira pure per il caso della minicar: "Se erano maranza..."

di Daniela Mastromatteivenerdì 16 ottobre 2026
La sinistra delira pure per il caso della minicar: "Se erano maranza..."

3' di lettura

Ci sono vicende di cronaca che, prima ancora di essere comprese fino in fondo, diventano uno specchio impietoso delle contraddizioni della politica italiana. Il caso delle aggressioni in minicar a Roma, per il quale due adolescenti di 16 e 17 anni sono stati denunciati, è una di queste. Un attore di 42 anni, Davide Iacopini, è ricoverato in terapia intensiva dopo essere stato colpito mentre si trovava su un monopattino. Le sue condizioni mostrerebbero segnali incoraggianti, ma la prognosi resta riservata. E gli investigatori stanno cercando di ricostruire l’intera vicenda attraverso telefoni sequestrati, chat, video e una dash cam.
Il quadro giudiziario è ancora in evoluzione.

Proprio per questo servono prudenza, accertamenti e rispetto delle garanzie previste dalla legge. Ma prudenza non significa minimizzare. E garantismo non significa trasformare ogni episodio scomodo in un pretesto per sottrarsi al confronto sulle responsabilità. A sollevare una questione politica è stata la deputata di Alleanza Verdi e Sinistra Elisabetta Piccolotti, che ha criticato il governo sostenendo che, se sulla minicar ci fossero stati due ragazzi etichettati come «maranza», la reazione della destra sarebbe stata ben diversa. Secondo la parlamentare, la maggioranza utilizzerebbe i fatti di cronaca per alimentare le proprie battaglie politiche, riservando un trattamento diverso ai casi a seconda dell’identità dei protagonisti. È un’accusa che non merita nemmeno una risposta. Perché il problema non è stabilire quale schieramento riesca a trasformare una tragedia nella polemica più efficace. Il problema è evitare che la violenza diventi un’occasione per fare propaganda. La sinistra dovrebbe spiegare quale sarebbe, nel caso concreto, la soluzione alternativa che propone. Più prevenzione? Più educazione civica? Interventi più incisivi contro il bullismo e la violenza giovanile? Pene più severe. Abbassare a 16 anni l’eta per finire in carcere?

Secondo quanto riferito, i due ragazzi avrebbero descritto il loro comportamento dicendo: «Ci siamo divertiti così». Se la frase fosse confermata nel suo contesto, sarebbe un elemento inquietante. Perché racconta una possibile distorsione del senso del limite: la sofferenza altrui trasformata in divertimento, l’aggressione ridotta a una bravata, la persona davanti a sé trattata come un bersaglio. Ma proprio qui occorre evitare scorciatoie. Non sappiamo ancora se dietro le aggressioni vi fosse una sfida online, se altre persone fossero coinvolte o se esistesse una dinamica organizzata. Sono domande alle quali gli investigatori cercheranno di dare risposta attraverso l’analisi dei dispositivi sequestrati.

Una cosa, però, è già chiara sul piano educativo: quando un comportamento violento viene liquidato come uno scherzo, il primo compito degli adulti è ristabilire il confine tra ciò che è accettabile e ciò che non lo è. Quel confine non può dipendere dal cognome, dal ceto sociale, dall’origine familiare o dall’orientamento politico di chi lo oltrepassa. La legge deve essere uguale per tutti. E la vittima deve restare al centro, non diventare una comparsa nel duello tra partiti.
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha richiamato l’importanza di riscoprire, a partire dalla scuola, il valore dell’altro. Anche le famiglie hanno un ruolo fondamentale. Tuttavia, va ricordato all’opposizione che se ogni episodio viene immediatamente incasellato nella contrapposizione tra destra e sinistra, il rischio è che il dibattito si esaurisca nella ricerca del colpevole politico, mentre restano in secondo piano le misure necessarie per prevenire nuove aggressioni. La vera linea di demarcazione passa tra chi considera la violenza un problema da affrontare e chi la riduce a un’occasione per regolare i conti con gli avversari.