Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, David Praticò racconta le ore trascorse in cella dopo la manifestazione del 17 ottobre a Milano, la precarietà lavorativa e la difficoltà di costruirsi un futuro. Ora propone una protesta pacifica per dare voce alle nuove generazioni.
A quasi 26 anni, David Praticò ha già cambiato 18 lavori e oggi è tornato a vivere con la madre, perché non riesce più a sostenere le spese per vivere da solo. Nell’intervista racconta la sua esperienza durante la manifestazione «Italia in piazza», organizzata a Milano il 17 ottobre contro il caro vita e il governo. Quella che per lui doveva essere un’occasione per esprimere il proprio dissenso si è trasformata in un’esperienza che definisce traumatica.
David afferma di aver partecipato al corteo con intenzioni pacifiche, ma di essere stato fermato e trattenuto in questura per circa nove ore. Gli vengono contestate le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e travisamento, che lui contesta. Nel suo racconto sostiene di essere stato colpito con manganelli e di aver avuto un attacco di panico durante il fermo.
Una vicenda che, secondo le sue parole, ha lasciato conseguenze sia fisiche sia psicologiche. «Al momento no. Non mi sento sicuro», spiega quando gli viene chiesto se tornerà a manifestare. Una risposta che esprime la paura di ritrovarsi nuovamente in una situazione di tensione e violenza. Ma il racconto di David non si limita a quanto accaduto durante il corteo. Il problema, per lui, riguarda anche le condizioni economiche e sociali in cui molti giovani sono costretti a vivere. Dopo aver lavorato soprattutto nel commercio, anche in Galleria Vittorio Emanuele, racconta di aver avuto contratti troppo brevi per raggiungere una vera stabilità. La necessità di guadagnare lo ha inoltre portato a interrompere il percorso universitario.
Nell’intervista affronta anche il tema delle violenze durante le manifestazioni. Non giustifica le devastazioni e condanna gli attacchi contro i civili, le abitazioni e i monumenti storici. Allo stesso tempo, invita a comprendere il malessere che può spingere alcuni ragazzi a esprimere la propria rabbia attraverso comportamenti distruttivi. Comprendere le cause, sottolinea il suo ragionamento, non significa giustificare la violenza. Dopo quanto vissuto a Milano, David non vuole però rinunciare del tutto alla possibilità di far sentire la propria voce, la sua idea è organizzare uno sciopero europeo e promuovere il boicottaggio dei grandi negozi e supermercati, con l’obiettivo di esercitare una pressione economica sulle grandi aziende e attirare l’attenzione delle istituzioni.




