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Private label: il supermercato sta diventando un brand

lunedì 19 ottobre 2026
2' di lettura

Barilla contro la pasta Conad. Mulino Bianco contro i biscotti Coop.
Per anni la spesa ha seguito questa logica: il brand da una parte, l’alternativa economica dall’altra.

Oggi quella distinzione si sta assottigliando.

Nel 2025 i prodotti a marchio del distributore hanno raggiunto il 30,4% del mercato omnicanale italiano, con oltre 31 miliardi di euro di fatturato.

L’accelerazione parte nel 2022, con l’inflazione a due cifre.
Il segnale più interessante arriva dopo: l’inflazione rallenta e la private label continua a guadagnare spazio.

Chi l’ha provata per risparmiare ha continuato a sceglierla.

E a correre di più sono le linee alte: biologico, free from e prodotti arricchiti crescono del 19% a valore, sei volte più del primo prezzo.

Oggi c’è una linea benessere a marchio del supermercato che sponsorizza il Giro d’Italia.
L’insegna costruisce portafogli di marchi, investe in comunicazione e incontra il consumatore ogni settimana, con una quantità di dati che pochi produttori possiedono.

Questo sposta gli equilibri tra chi produce, chi firma il prodotto e chi lo vende.
Succede nel food, nella moda, su Amazon e in ogni settore in cui il marchio sulla confezione appartiene a qualcun altro.

Nel video, gli esperti di Central Marketing Intelligence leggono i dati di Circana, PLMA e i bilanci delle insegne per capire dove si sta spostando il valore lungo la filiera e quali scelte attendono brand e produttori.

Guarda il video completo

Per leggere altri fenomeni di business e marketing attraverso dati, trend e modelli applicabili alle imprese, è disponibile il manuale di Central Marketing Intelligence.

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