Barilla contro la pasta Conad. Mulino Bianco contro i biscotti Coop.
Per anni la spesa ha seguito questa logica: il brand da una parte, l’alternativa economica dall’altra.
Oggi quella distinzione si sta assottigliando.
Nel 2025 i prodotti a marchio del distributore hanno raggiunto il 30,4% del mercato omnicanale italiano, con oltre 31 miliardi di euro di fatturato.
L’accelerazione parte nel 2022, con l’inflazione a due cifre.
Il segnale più interessante arriva dopo: l’inflazione rallenta e la private label continua a guadagnare spazio.
Chi l’ha provata per risparmiare ha continuato a sceglierla.
E a correre di più sono le linee alte: biologico, free from e prodotti arricchiti crescono del 19% a valore, sei volte più del primo prezzo.
Oggi c’è una linea benessere a marchio del supermercato che sponsorizza il Giro d’Italia.
L’insegna costruisce portafogli di marchi, investe in comunicazione e incontra il consumatore ogni settimana, con una quantità di dati che pochi produttori possiedono.
Questo sposta gli equilibri tra chi produce, chi firma il prodotto e chi lo vende.
Succede nel food, nella moda, su Amazon e in ogni settore in cui il marchio sulla confezione appartiene a qualcun altro.
Nel video, gli esperti di Central Marketing Intelligence leggono i dati di Circana, PLMA e i bilanci delle insegne per capire dove si sta spostando il valore lungo la filiera e quali scelte attendono brand e produttori.
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Per leggere altri fenomeni di business e marketing attraverso dati, trend e modelli applicabili alle imprese, è disponibile il manuale di Central Marketing Intelligence.



