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Riciclaggio, si indaga sulle coperture di Mokbel

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Nuovo filone nell'inchiesta su Fastweb e Telecom Sparkle. Sotto accusa esponenti delle forze dell'ordine

Eleonora Crisafulli
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Si apre un nuovo filone nell'inchiesta sul maxi riciclaggio di due miliardi di euro che ha coinvolto i vertici di Fastweb e Telecom Sparkle. Alcuni rappresentanti delle forze dell'ordine avrebbero tradito il giuramento e coperto Gennaro Mokbel e gli altri personaggi su cui da mesi indaga la procura di Roma per evasione fiscale. In cambio di mazzette, gli investigatori dell'Arma chiudevano gli occhi sugli affari illeciti che ruotavano attorno alla figura dell'imprenditore partenopeo. Lo sviluppo delle indagini ha avuto un nuovo impulso dopo le ammissioni di due indagati, Fabio Arigoni e Augusto Murri. Oltre all'ufficiale della Guardia di finanza Luca Berriola, agli arresti domiciliari e a giudizio il 2 novembre prossimo davanti alla quarta sezione penale del tribunale, ci sarebbero altri investigatori che avrebbero collaborato con l'associazione a delinquere e provato anche ad inquinare il quadro probatorio. I magistrati e il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, allo stato, mantengono però il più stretto riserbo. Domani intanto scadono i termini per la presentazione delle istanze di patteggiamento. Tra coloro che hanno concordato la pena con i pm, come di recente ha fatto l'ex senatore Nicola Di Girolamo, ottenendo i domiciliari dopo oltre sei mesi di carcere, c'è Simone D'Ascenzo, manager che avrebbe contribuito a portare soldi all'estero del gruppo di Mokbel e che è accusato di essersi servito di alcune srl con sede ad Hong Kong. Arrestato lo scorso luglio, rispetto alla maggior parte degli indagati finita in cella a febbraio, D'Ascenzo avrebbe concordato una condanna a 3 anni e 2 mesi di reclusione per le accuse di riciclaggio e partecipazione all'associazione per delinquere.

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