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Se Berlusconi lancia Angelino ma pensa a ricandidarsi...

Il Cavaliere da Belpietro: "Alfano leader perfetto, ma lo sceglieranno i tesserati del Pdl". Però occhio alle sorprese

Lucia Esposito
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Dopo il voto negativo sul Rendiconto alla Camera di martedì pomeriggio, il premier Silvio Berlusconi è salito al Colle e ha annunciato un passo indietro dopo l'approvazione delle misure chieste da Bruxelles. Il direttore di Libero, Maurizio Belpietro, ha intervistato il presidente del Consiglio ne La Telefonata, la trasmissione mattutina in onda su Canale 5. Il premier ha, cisì, rinconfermato la sua scelta di dimettersi: "Questa decisione è un gesto di responsabilità nei confronti del Paese per eviatre che la diserzione di pochi irresponsabili possa danneggiare l'Italia in modo irreparabile in un momento di crisi mondiale". Ma solo dopo l'approvazione della legge di stabilità da parte di Camera e Senato perché: "Amo questo paese". Eppure, in questi momenti di tensione delle ultime ore, dove si dice tutto e il contrario di tutto, c'è qualcuno a Roma che afferma che Silvio si ricandiderà, perché di gettare la spugna proprio non ne avrebbe voglia. Guarda il video su LiberoTv: Cav a Belpietro: "Dimissioni poi al voto con Alfano" Guarda il video su LiberoTv del vicedirettore di Libero Pietro Senaldi: "Come finirà tra Silvio e Alfano" Conferma le notizie circolate ieri? Si dimetterà dopo l'approvazione della legge di stabilità, che sarà quando? "Appena sarà approvata da Senato e Camera. Il mio è un gesto di responsabilità nei confronti del Paese per evitare che la diserzione di pochi irresponsabili possa danneggiare l'Italia in modo irreparabile. Cioè in un momento di crisi che è mondiale, una crisi dove la speculazione ha preso di mira l'Italia per il nostro alto debito pubblico, ereditato dai governi del compromesso storico, che dal 1980 al 1992 hanno più che raddoppiato il debito pubblico". Spieghiamo che cos'è questa legge di stabilità? "E' la legge finanziaria, contiene gli impegni per l'anno prossimo e per i successivi due. Dentro la finanziaria abbiamo collocato un emendamento con le riforme che erano da sempre nel nostro programma liberale e che ci sono state richieste dalla Commissione europea, dall'Eurogruppo e da tutta la comunità internazionale". Ma perché ha deciso di andare avanti senza rimettere direttamente le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato? "No, dobbiamo dare all'Europa e al mondo un segnale forte, un segnale che facciamo sul serio. L'opposizione da mesi altro non sa chiedermi che un passo indietro. Divisa com'è, succube degli estremisti e dei sindacati di sinistra, non si è mai dichiarata pronta a votare il programma di riforme liberali che l'Europa ci chiede. Anzi, nell'opposizione c'è chi giudica inaccettabili quelle riforme. Noi invece le faremo fino in fondo. Porteremo all'approvazione del Parlamento tutte le riforme contenute nel maxiemendamento a questa legge di stabilità. Solo il nostro governo e la nostra coalizione possono prendere quei provvedimenti che l'Europa ci chiede in difesa della moneta comune. Ma c'è anche un altro motivo. Io vado avanti fino all'approvazione di queste riforme perché più di ogni altra cosa io amo il mio Paese, e sento il dovere di assolvere nel modo più utile all'Italia il mandato che mi è stato dato con il voto di milioni di italiani e che, fino ad ora, per la contrarietà di alcuni nostri alleati non siamo riusciti ad assolvere". Lei ieri è sembrato sorpreso quando le hanno comunicato l'esito della votazione sul Rendiconto. Non l'avevano insospettita le defezioni degli ultimi giorni? "Io sono un ottimista per natura e speravo che al dunque il senso di responsabilità e di lealtà verso gli elettori sarebbero prevalsi. E invece dopo Fini e i suoi 26 parlamentari che sono passati all'opposizione, altri sette parlamentari hanno fatto la stessa cosa tradendo il mandato elettorale in un momento come questo, tradendo anche l'Italia. Purtroppo vi è stato un vergognoso mercato che i media vicini all'opposizione hanno presentato con la solita ipocrisia: chi tradisce il centrodestra è un benemerito, mentre chi si era assunto in passato la responsabilità di sostenere il governo è stato definito un mercenario. Stiamo assistendo a un ritorno al peggio della vecchia politica". Non crede che da qui al momento del voto ci saranno altri parlamentari che passeranno con l'opposizione? "No, non credo perché oggi con molta evidenza si è capito, tutti hanno capito, che è fondamentale approvare questa legge di stabilità". Per quel che riguarda la possibilità che dopo il suo governo ci sia un altro governo si parla di un'alleanza trasversale tra Udc, Pd e parte del Pdl. C'è una sindrome Dini? "No, non esiste alternativa intanto alla maggioranza attuale. Non è assolutamente pensabile che in una democrazia possono andare al governo le forze che hanno perso le elezioni. Dopo le mie dimissioni si aprirà la fase di consultazione, e sono sicuro, anche se questo rientra nelle responsabilità del Capo dello Stato, che non si procederà alla formazione di un governo diverso dal nostro e che si andrà alle urne". Ieri lo spread tra btp e Bund è arrivato a 500 punti. C'è una grande preoccupazione: rischiamo di finire davvero come la Grecia? "No, assolutamente. L'Italia è la terza economia europea, la ricchezza delle famiglie è un multiplo del debito pubblico. Se mettiamo insieme ricchezza delle famiglie e debito pubblico siamo il secondo Paese più solido d'Europa subito dopo la Germania e prima di Svezia, Gran Bretagna e Francia. Abbiamo la seconda industria manifatturiera d'Europa e livelli di consumo da Paese benestante. Abbiamo purtroppo il debito pubblico ereditato dal passato e una bassa crescita del Pil che però con i necessari interventi può ripartire. Questi interventi sono quelli per cui ci siamo impegnati con la Commissione europea, con la Bce e con gli altri 16 Paesi dell'euro. Non dobbiamo considerarli interventi imposti, sono delle opportunità che sono da sempre nel nostro programma di rivoluzione liberale che non siamo riusciti ad attuare in passato per le defezioni dei nostri alleati". A proposito di defezione. Nel 2008 il centrodestra vinse con una maggioranza piuttosto ampia. Qualche autocritica da fare? "No, francamente no. Autocritica dovrebbero farla coloro che si sono serviti del risultato elettorale solo per soddisfare le proprie ambizioni personali invece di pensare al bene del nostro Paese. Autocritica dovrebbe farla chi ha tradito il mandato elettorale, ma non la faranno mai: non hanno l'onestà intellettuale necessaria. Gli elettori però non dimenticheranno mai chi li ha traditi". Ma riguardo i rapporti con la Lega: c'è il rischio che si rompa l'alleanza? "No, assolutamente. Siamo con la Lega in rapporti eccellenti e la Lega sa che non può avere alleato migliore di noi. Noi abbiamo sempre trovato nella Lega un alleato solido e affidabile. Il resto sono soltanto chiacchiere". Lei dice che non ci sarà un governo di transizione e che dopo le sue dimissioni si andrà al voto. Ma chi sarà il candidato del centrodestra, lei, oppure come qualcuno oggi scrive, sarà Alfano? "Saranno le consultazioni tra il milione e 200 mila iscritti al Pdl a stabilirlo. Io penso che in pole position ci sia il nostro bravissimo Angelino Alfano, e che ci sarà in tutta la politica nazionale un cambio generazionale". E lei che farà, presidente? "Io farò ciò che il mio partito mi chiederà di fare nell'interesse del Paese".

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