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FuoriLegge Il primo taglio del premier Monti: Dal barbiere di domenica e paga senza fattura

La scorsa domenica il premier è andato dal barbiere di domenica: ma ne è uscito senza la ricevuta fiscale rischiando 400 euro di multa

Lucia Esposito
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Il premier più sobrio della storia è scivolato sullo scontrino. Nel suo breve weekend milanese Mario Monti ha commesso un passo falso. È andato sistemare il suo look ingrigito, chiedendo al suo barbiere di fiducia di aprire straordinariamente il negozio per un taglio domenicale. Il tutto con l'ormai solito codazzo di giornalisti festanti al seguito, i quali però hanno ignorato due problemi. Primo: i parrucchieri la domenica non possono assolutamente lavorare, come recita un regolamento comunale fortemente voluto dalla Diocesi. Secondo: non potendo tenere aperto, il negoziante non è stato in grado neanche di fatturare, se non segnando il tutto  per il primo giorno lavorativo utile. Il risultato, come conferma l'Unione degli Artigiani di Milano, è che se un vigile avesse fermato all'uscita il presidente del Consiglio, sarebbe stato costretto a rifilare sia a lui che a chi gli aveva gentilmente sistemato l'acconciatura una multa di quattrocento euro circa. L'associazione di categoria specifica: ci potrebbe essere una scappatoia. Il titolare del negozio potrebbe anche aver scelto di lavorare gratuitamente. In quel caso, non ci sarebbe stata alcuna irregolarità. Per verificare la cosa, quindi, non resta che interpellare il signor Giuseppe Romano, proprietario della  bottega milanese che, caso vuole, si trova proprio in via Monti. E subito arriva la confessione: «Ha pagato», spiega rifiutando di rivelare la cifra esatta, «di domenica, però, non posso fatturare. E quindi ho segnato tutto martedì mattina». Il regolamento, quindi, era assolutamente noto a entrambi. C'è un ulteriore dettaglio: «Sarei potuto andare a casa sua a sistemargli i capelli, ma alla fine abbiamo deciso di farlo nel mio negozio a serrande abbassate». La sanzione sarebbe stata del tutto inevitabile. E abbastanza pesante. «Il regolamento comunale parla chiaro», spiega Franco Scarpanti dell'Unione degli Artigiani, «la domenica non si può tenere aperto, anche se spesso capita che l'ordinanza venga disattesa per mancanza di controlli da parte dei vigili».  Per quanto riguarda l'entità esatta della multa, però, bisogna andare a spanne, perché «dipende dal valore della prestazione», che in questo caso non è stata rivelata. Basandoci sulla media dei prezzi dei parrucchieri milanesi del centro, tuttavia, «si può dire che sarebbe sui quattrocento euro circa». Il bocconiano di Palazzo Chigi, comunque, può anche evitare di allertare gli avvocati, ormai la sua infrazione è stata sanata. «Se ha fatturato martedì», continua Scarpanti, «oggi non sarebbe più multabile. La cosa sarebbe stata possibile solo se l'avessero fermato sulla porta senza fattura». E lo stesso vale per il suo parrucchiere, sessantaduenne originario di Caulonia, in provincia di Reggio Calabria, che ovviamente ora ci tiene a spiegare che si tratta di una prima assoluta:  «Il professore mi ha telefonato sabato sera intorno alle 19 e mi ha chiesto se potevo fargli i capelli domenica perché lunedì sarebbe dovuto tornare a Roma», dice, «è la prima volta che chiede un appuntamento. Solitamente viene, si porta i suoi giornali e aspetta».  Per il resto, normali chiacchiere: «Ha detto che questo nuovo ruolo lo affascina molto e che è molto preso», racconta, «ma mi è sembrato anche molto sereno. Di politica con lui non ho mai parlato». di Lidia Baratta Lorenzo Mottola

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