Libero logo

Morelli: "Fondamentale ricucire lo strappo fra centro e periferie"

di Claudia Osmettilunedì 3 agosto 2026
Morelli: "Fondamentale ricucire lo strappo fra centro e periferie"

5' di lettura

Morelli, quelle dell’anno prossimo saranno davvero elezioni epocali per Milano come ha detto di recente il sindaco Beppe Sala?
(Alessandro Morelli è uno di quei leghisti cresciuti nella Madonnina che conoscono bene la città, meglio di chiunque altro: ex consigliere al Municipio 5, quando ancora si chiamavano Zone, poi a Palazzo Marino dove è stato anche assessore al Turismo con Letizia Moratti, ora sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alla Programmazione e al Coordinamento della politica economica) «Per i milanesi di sicuro perché avranno l’opportunità di cambiare un modello che ha devastato la città creando due grandi centri. O meglio, due grandi Comuni».

Quali?
«La Ztl al caviale del centro e le periferie “forza maranza”. Guardi, in questi giorni sono andato al mercato di via Saponaro, al Gratosoglio, dove un gruppo di interforze ha attuato lo sgombero di un immobile completamente occupato. Questa qui è la realtà milanese che ci ha consegnato il centrosinistra: periferie con anziani e italiani mentre fuori c’è Islamabad, e un centro che è tutto lustrini e paillettes ma che poi non è accogliente per nessuno».

Non è neanche più accessibile economicamente, che ne pensa?
«La sinistra ha attuato politiche urbanistiche e sociali che hanno espulso dalla città il ceto medio e hanno favorito un doppio binario, aumentando in maniera pazzesca le disuguaglianze sociali. Le dico una cosa: della mia compagnia di allora giovani milanesi, quella di quando andavo alle superiori e poi all’università, eravamo quindici ragazzi, sono rimasti a Milano in due con le loro famiglie. Si rende conto?».

Politicamente cosa vuol dire?
«Che il costo della vita, l’insicurezza, i servizi comunali sono sempre più deficitari. Per chi viene da fuori magari Milano rimane la città più europea, più aperta. Ma rispetto a ciò che noi milanesi ci aspettavamo, questa non è più la nostra Milano».

L’attrattività lavorativa la fanno anche le imprese e il tessuto sociale...
«Appunto! Le sembra possibile che una persona con un lavoro dignitoso, poniamo un dipendente pubblico, oramai lavori per mantenere l’affitto o il mutuo del suo bilocale, per pagare le bollette e il supermercato e forse uscire a mangiare una pizza non di più due volte al mese, senza mettere via assolutamente niente? Questa città oramai perde occasioni. Prenda il lasciato delle Olimpiadi».

In che senso?
«Abbiamo avuto una notorietà internazionale molto positiva e oggi, per quell’evento, non vedo nulla, anche se circola ancora sui social media, sul web, nella memoria degli sportivi e dei tanti che hanno avuto la fortuna di vedere Milano grazie a quella manifestazione. Perché liquidare tutto così in fretta?».

Di problemi però ce ne sono: l’urbanistica, le famiglie sospese. Come se ne esce?
«Con un Comune che sappia dialogare con la procura. L’urbanistica, a Milano, non è un problema penale, è amministrativo e politico».

Cioè?
«Il Pd ha scelto uno sviluppo urbanistico per cui si possono realizzare palazzi di dieci piani dentro i cortili. Erano prevedibili i ricorsi che infatti ci sono stati. Glielo dico chiaro, con la scusa della gentrificazione a pagare, sono quelle imprese e quei cittadini che si sono affidati a chi, per convenienze politiche o amministrative, ha messo sulla graticola la signora Maria».

Crede che questa sia una priorità per la prossima giunta?
«Mettiamola così: nei primi cento giorni del prossimo sindaco che sarà di centrodestra ci sarà il tema della sicurezza con gli agenti della polizia locale che dovranno tornare per strada».

Un sondaggio dell’Osservatorio elettorale dell’istituto di ricerche Gpf (gruppo Qubit) dice appunto questo, che i milanesi oramai mettono al primo posto la sicurezza. Basta, però?
«Sa, per la campagna elettorale non dobbiamo inventarci nulla. Ci dovrà essere un pieno accordo anche col governo, un coordinamento per bonificare quei quartieri che hanno un’enorme necessità di essere riqualificati dal punto di vista sociale e sicuritario. Al Gratosoglio, per esempio, ho visto molti anziani e nessuno di questi portava un braccialettino d’oro o l’anellino o alcun monile perché avevano paura di essere rapinati. No, mi scusi, scherziamo? Purtroppo anche i nostri figli, le ragazze ancora di più, non hanno le stesse libertà che avevamo noi alla loro età: andare in giro in qualunque quartiere della movida negli anni Novanta era assolutamente normale, oggi esiste una libertà vigilata dai maranza e dai delinquenti».

Ma come si risolve?
«Si prendono cento poliziotti e altrettanti carabinieri, si mettono all’ingresso di una via e loro controlleranno i documenti, verificheranno le operazioni e così ad andare. Bisogna tornare a poter vivere questa città da Piazza del Duomo fino a Greco. I milanesi premieranno il pragmatismo, lo dice anche quel sondaggio. Il nostro compito, semmai, è portarli a votare».

Senta, il popolo della Lega ai gazebo di giugno ha indicato Salvini come possibile candidato sindaco, lui ha detto di no. C’è modo di fargli cambiare idea?
«Non penso. Il mio auspicio è che Salvini possa andare al Viminale già nei prossimi mesi e, siccome il centrodestra vincerà anche le politiche, mi auguro abbia quel ruolo anche nel prossimo governo».

La domanda da un milione di euro: se non lui, chi?
«I leader sono ancora in una fase interlocutoria. Io ho iniziato a punzecchiare qualche mese fa perché ogni giorno che perdiamo è un giorno perso. L’opportunità di vincere c’è, il sondaggio che conta è quello dell’interlocuzione coi cittadini e, per quel che vedo, la gente non ne può più di questa situazione, si è resa conto che Milano può essere migliore con qualche accorgimento, soprattutto con scelte amministrative non ideologiche. Sul nome si deciderà, spero sia uno già noto».

Quale o perché?
«Quale non lo so. Perché occorre qualcuno che non si debba costruire in corsa sotto il profilo della notorietà, cosa che semplifica il lavoro. Di sicuro bisogna fare un ragionamento di squadra».

Civico o politico?
«Be’, io sono sempre stato per la fronda politica. Ma sono certo che i leader prenderanno la decisione migliore».

Ancora l’Osservatorio elettorale sostiene che mai come nel 2027 la partita sarà aperta. Ci si gioca il tutto per tutto?
«Ma io lo dico da sempre! Da sempre ne sono convinto. Io alla tesi per cui saremmo indietro di parecchi punti non ho mai creduto e non crederò fino al giorno delle elezioni».