«Certo che parteciperei». È la risposta del generale Carmelo Burgio, candidato sindaco di Milano per Futuro Nazionale, alla domanda sul corteo del 25 aprile. Una frase che accende l’attenzione. Perché Burgio aggiunge: «il 25 aprile rappresenta tutti quelli che sono caduti con onore, qualsiasi divisa e fazzoletto hanno portato al collo». E ancora: «i caduti vanno tutti rispettati, anche i nemici che mi hanno sparato fino al giorno prima».
È una mattina affollata, tra giornalisti, telecamere e persone arrivate per ascoltare la prima uscita pubblica del generale, chiamato da Roberto Vannacci a correre per Palazzo Marino. Lo ammette lui stesso: «pochi giorni prima mi è stato chiesto se fossi disposto a questa avventura. Ho notato un’attenzione che a me pare anche esagerata. Sono sempre stato abituato a lavorare un po nell’ombra, nella discrezione, senza mai apparire troppo». Tra una domanda e l’altra arrivano diversi pizzicotti.
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Aborto, unioni civili, eutanasia: le posizioni di Vannacci sono radicali e sono ben definite nel programma di Futuro Naz...Generale dei Carabinieri, con 49 anni di servizio, ex paracadutista e con un’esperienza alla direzione investigativa antimafia, Burgio precisa di non essersi candidato da solo. Ha accettato pensando di poter «avere un minimo di credito per quello che ho sempre fatto in vita mia», ma anche perché «alcune cose in Italia non stanno andando per il verso che io ritengo giusto». Il programma non è ancora pronto. «Se dopo due settimane dall’annuncio della candidatura avessimo già il programma pronto, vorrebbe dire che l’abbiamo copiato o che vi stiamo prendendo in giro», dice.
Lo slogan è «il futuro ritorna a Milano», accompagnato da esperienza, disciplina, onore e servizio. La sicurezza non sarà il primo punto. «La sicurezza è un prerequisito, è una precondizione». Il tema resta comunque centrale: «se i cittadini ritengono che c’è un’emergenza sicurezza e lo dicono i sondaggi, non posso tenere conto di chi dice che è una percezione». Il sindaco deve sostenere le forze dell’ordine, «non è compito mio fare lo sceriffo, fare il poliziotto, ma se ho 50-60 agenti della Polizia locale che stanno svolgendo un servizio, è chiaro che vado, perché ci metto la faccia».
Da qui parte anche l’attacco a Giuseppe Sala, con il riferimento al caso Ramy: «su queste cose o ne capisci niente, ed è meglio stare zitti, o ne capisci pure troppo e stai cercando la tua base elettorale». E aggiunge: «un sindaco che sul caso Ramy si schiera automaticamente per Ramy arrivando a dire “diamo l’Ambrogino al padre” e invece c’è da pensare se darlo o meno al poliziotto accoltellato alla stazione, per me non è dalla parte dello Stato, è dalla parte della sua maggioranza». Burgio rivendica un sindaco «di tutti i milanesi».
La linea è netta anche sull’immigrazione irregolare legata alla criminalità. «Tutta la gente irregolare ed extracomunitaria che commette reati va allontanata». Sul carcere guarda al modello anglosassone: «quando combini 3/4 reati, allora non vai dentro per qualche mese e torni fuori, becchi una stangata e rimani dentro, con una pena seria». Ma Milano non è soltanto sicurezza. Burgio parla di casa, mobilità, servizi e periferie. «Questa è una città molto ricca che non è per niente fatta per chi ricco non è, che è penalizzato», afferma. E punta il dito contro la distanza tra centro e periferie. «Quando accentri tutto, ti viene automatico usare tutto per il salotto buono». La ricetta è spostare risorse verso i municipi.
Quanto alla critica di non essere milanese, replica: «Io non sono milanese, ma con gli ultimi sindaci milanesi è andato tutto bene? Se leggo che ci sono problemi, vuol dire che essere nati a Milano non garantisce che la si possa governare bene». Sul tema dei bonus e dei sussidi alle famiglie straniere, precisa di non voler andare «contro le leggi», ma chiede di rivedere il modo in cui viene calcolato il reddito dei nuclei familiari. «Se ci sono leggi che consentono di ricevere un aiuto da parte dello Stato, è una cosa, e va bene», spiega. Il problema, è che «bisognerebbe riequilibrare la situazione a favore del cittadino italiano».
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L’aborto non è un diritto; no alle coppie di fatto; educazione militare a scuola. Sono solo alcune delle pr...Poi il ritorno al 25 aprile, il passaggio che ha segnato la conferenza. Burgio, laureato in scienze politiche con indirizzo amministrativo, rivendica una lettura legata alla storia e alla sua formazione militare. «Penso che il problema del fascismo -antifascismo quando stiamo amministrando la città sia un problema che poco conta». E insiste: «C’è stata gente che dall’una e dall’altra parte non si è comportata bene, lo dicono le sentenze». Il principio che difende è quello del rispetto dei caduti, anche dall’altra parte: «Non esiste uno che può essere ammazzato perché comunista o fascista, neanche se l’ha fatto lui ai tuoi».
È qui che la candidatura del generale trova il suo primo terreno di discussione. Burgio non rinnega il 25 aprile e dice che al corteo parteciperebbe. La corsa è appena iniziata e il programma deve ancora prendere forma. Burgio mette la squadra davanti alla propria candidatura: «per me è molto più importante che ci sia una coalizione forte». Se il centrodestra gli chiedesse un passo indietro, «lo farei senza la minima preoccupazione e senza pensarci due volte”.




