Ai democristiani piacevano le frasi contorte (le famose «convergenze parallele» e il «compromesso storico» ne sono il più fulgido esempio), mentre i socialisti di Bettino Craxi preferivano andare dritti al punto («La giustizia è diventata una specie di giustizia-spettacolo, con i suoi divi, i suoi eroi e i suoi dannati», sosteneva l’ex leader del Garofano). E poi c’erano i Comunisti di Enrico Berlinguer, ai quali bastava la «questione morale».
Le parole d’ordine usate dai leader e leaderini di oggi (aspiranti candidati compresi) si sono scarnificate, ridotte all’essenziale, in un generale appiattimento. Però ce n’è una che riecheggia quella stagione della politica e viene usata dalla sinistra come una mantra: discontinuità (ovvero l’interruzione della continuità). Il primo a metterla sul tavolo, salvo poi tentare una inversione a U per smentire se stesso, è il stato il segretario metropolitano del Pd, Alessandro Capelli, parlando della giunta Sala. «Nel 2027 bisognerà ragionare di una stagione nuova, ci sono domande nuove che necessitano di risposte nuove, perché il modello Milano non è statico e serve pensare a un progetto per affrontare nuove sfide. Siamo in fase di trasformazione globale, siamo in un mondo nuovo». Quindi serve un cambio di passo, discontinuità appunto, come hanno ribadito successivamente altri esponenti del Pd. Ma se il filo che si è dipanato dalla matassa creata da Capelli non è mai spezzato, a tagliarlo con le forbici è stato l’aspirante sindaco, Pierfrancesco Majorino, arrivando a parlare di «lobby del cemento» e della necessità di un cambio di passo. La reazione del sindaco, Beppe Sala, è stata puntuta, al punto da sfidare apertamente il consigliere regionale. Caso chiuso?
Niente affatto. Anzi il botta e risposta dei giorni scorsi fra l’esponente dem e il primo cittadino è stato solo l’antipasto di quello che ci aspetta, visto che l’ala del Pd che sostiene Majo ha fatto capire come imposterà a campagna elettorale, mirata a prendere le distanze da quanto fatto dall’attuale amministrazione comunale. Un po’ come se il nemico vero fosse Beppe, e non il futuro candidato del centrodestra. Discontinuità, certo, ma soprattutto la non accettazione dell’eredità di Sala sembra essere il vero tema dei ragionamenti che scaldano la sinistra del centrosinistra, quella dove Majorino sa di poter trovare i maggiori consensi.




