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Di Pietro Senaldi

Marco Bussetti, l'intervista a Libero: "Basta riforme, facciamo funzionare la scuola"

29 Giugno 2018

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Marco Bussetti, l'intervista a Libero: "Basta riforme, facciamo funzionare la scuola"

Il giorno della fiducia per il governo è un po' come quello dei diplomi in un college americano, un momento di gloria in cui tutti sorridono e sognano in merito al loro luminoso futuro. Nel cortile di Montecitorio, ogni ministro aveva il suo capannello di postulanti e adoratori, sorrideva e stringeva mani. Solo in un angolo, in una panchina all' ombra, chino su una pila di fogli, sedeva un uomo che nessuno conosceva, non avvezzo ai riti romani, concentrato sulle sue carte come un vecchio professore sul registro degli alunni.

Alto, occhi azzurrissimi, con una profonda stempiatura grigia, era Marco Bussetti da Gallarate, 56 anni, ai tempi da quattro giorni titolare dell' Istruzione. Una nomina non politica, inaspettata, che ha sorpreso i non addetti ai lavori ma non più di tanto chi già conosceva il ministro e lo aveva visto all' opera. Fisicamente, cromaticamente, culturalmente, caratterialmente e professionalmente Bussetti è quanto di più diverso da chi l' ha preceduto, la rossa, riccia e ciarliera Valeria Fedeli, ribattezzata dai numerosi fan della rete «ministro della Distruzione». La differenza non sta solo nel fatto che lui è laureato e viene da un' esperienza ventennale nell' amministrazione scolastica, di cui gli ultimi dieci anni trascorsi come provveditore agli studi della Regione Lombardia, mentre la signora ha lasciato la poltrona senza ancora chiarire se sia almeno dotata di diploma e deve la propria carriera ministeriale ai vani tentativi di Renzi di recuperare i voti dei professori in fuga puntando su una sindacalista, barricadiera d' altri tempi.

Sulla panchina, il Bussetti si godeva le ultime ore d' anonimato e tranquillità. «Cosa sono quei fogli prof, corregge i compiti?» chiedo incuriosito. «Queste sono le carte del ministero» è la risposta, «bisogna iniziare a lavorarci subito, settembre è alla porte». L' obiettivo è non far partire l' anno scolastico con il solito valzer delle cattedre vuote. L' anno scorso il ministero aveva sbagliato l' algoritmo ed è stato un disastro, ci sono stati disagi fino a Natale. Vuoi vedere che per una volta proveremo l' ebbrezza di un ministro più concentrato a risolvere i problemi pratici della scuola che a plasmarla ideologicamente secondo le esigenze della parrocchia che lo ha designato? «Mi considero un pragmatico» puntualizza con orgoglio il ministro tecnico, «la scuola dev' essere un luogo di formazione di coscienze libere, critiche, curiose e aperte al mondo. Il nostro sistema d' istruzione è complesso e articolato, non si può gestire con un approccio di parte, va governato con prudenza e spirito operativo. Tifoso sono solo allo stadio, per l' Inter. So che non c' entra molto con l' argomento dell' intervista, ma non si può fare un mio ritratto senza parlare della mia fede nerazzurra; tutta la mia vita è passione, non solo la scuola». Insomma, pare che a questo giro ci sarà almeno risparmiato l' ennesimo tentativo di riforma scolastica.

«E certo», il prof sale in cattedra, «rispettare il mondo della scuola significa anche non sottoporlo a continui stravolgimenti: basta strappi, guarderemo alle riforme introdotte valutando di volta in volta ciò che va mantenuto e ciò che va sistemato o superato per il bene degli studenti.
Ritorniamo a parole come passione e impegno e abbandoniamo quelle come potere, che non hanno nulla a che fare con la crescita dei ragazzi».

Il ministro non ha problemi a ricordare che sui banchi non era il primo della classe. La mette così: «Ero uno studente concentrato su molte attività: lavoravo, studiavo, mi applicavo anche nelle discipline sportive.
È andata meglio all' università che alle superiori». Preferisce puntare sul curriculum post-laurea: insegnante per un paio d' anni di educazione fisica e poi di sostegno, prima di approdare nell' amministrazione, «dove evidentemente ho fatto un buon lavoro».

«La scelta di un tecnico all' Istruzione può essere utile», Bussetti ne è convinto, «perché le riforme calate dall' alto non producono effetti mentre sapere come funziona un sistema aiuta a cambiarlo con interventi misurati e puntuali e tenendo conto delle relazioni con le persone e tra le persone, ripristinando il rispetto dei ruoli. Sono in questo ambiente da trent' anni e posso dire di ritenerlo la mia seconda casa, voglio restituirle dignità e farle raggiungere il suo principale obiettivo, il successo formativo degli studenti». Il messaggio è chiaro. «Del mondo della scuola fanno parte decine di migliaia di docenti e milioni di studenti, ecco perché negli anni più d' uno dei miei predecessori ha avuto la tentazione di guidare il ministero per ottenere consensi», afferma Bussetti,«ma le assicuro che non sarà il mio caso. Ho voluto dare un segnale subito che la scuola non si governa da Roma ma va vissuta da vicino, partendo per le Marche, una terra messa a dura prova dai terremoti del 2016 e 2017. Andrò in tutta Italia per entrare in contatto con le persone e i territori».

Di fatto, quello del professore sta diventando un mestiere a rischio. Ogni settimana si registrano episodi di studenti o genitori che picchiano i docenti. Per stare in cattedra ormai ci vuole il fisico, e un ex atleta al ministero sembra particolarmente adatto ai tempi. «Ahhahahaha» ride il ministro.

«Da giovane ero uno sportivo praticante, poi ebbi un infortunio. Penso che dietro le aggressioni a scuola ci siano motivazioni culturali che investono la società nel suo complesso e che il segreto sia ricostruire un clima di fiducia e rispetto reciproco e fare in modo che professori, personale scolastico, studenti e genitori si sentano parte di un sistema che converge verso un unico obbiettivo: la formazione. Però dobbiamo far passare chiaramente il concetto che il docente è il docente e il genitore è il genitore: hanno compiti e responsabilità diversi e le invasioni di campo danneggiano i nostri ragazzi. Va restituita autorevolezza agli insegnanti: a scuola il ruolo educativo spetta a loro. L' idea del ministero di costituirsi parte civile contro i bulli rientra nella logica di dare un segnale chiaro a tutta la società: la degenerazione violenta a cui stiamo assistendo nella società si sconfigge proprio a partire dalla scuola».

E ora passiamo all' interrogazione. Risposte brevi, ministro. O la sa, o non la sa
«D' accordo, ma la prima domanda è a piacere, sono un esordiente. Le dico che la prima cosa che ho fatto da ministro è stata riconoscere il diploma di scuola media a un bambino che non ha potuto fare gli esami di Stato perché scomparso prematuramente a maggio, due anni fa. Da provveditore avevo scritto al ministero per soddisfare la richiesta fattami dei genitori, ma senza ottenere risposta. Da ministro li ho subito accontentati».

Seguo il suo ragionamento, partiamo dai ragazzi: cosa ne pensa delle scuole che rinunciano a fare le festicciole di Natale o che modificano i menù per non urtare i bambini non cattolici?
«L' Italia è un grande Paese con una cultura e una storia da cui discendono tradizioni che vanno rispettate. Non credo che festeggiare il Natale possa urtare la sensibilità di qualcuno».

Si fa troppa politica a scuola?
«La passione politica è un valore e la scuola deve fornire le conoscenze storiche e culturali indispensabili alla creazione di coscienze libere di esprimersi e orientarsi nella società.
Quello che va eliminato è la propaganda».

Sosterrà le scuole private?
«Gli istituti paritari svolgono un ruolo fondamentale per il sistema istruzione e va loro riconosciuto, a prescindere da pregiudizi o convinzioni ideologiche. La libertà della scelta educativa è un valore che va garantito sostenendo le scuole private virtuose e isolando quelle che operano in maniera inadeguata».

Vanno di moda le scuole straniere. In effetti l' insegnamento dell' inglese non è un nostro fiore all' occhiello. Pensa a professori madrelingua in classe?
«Questo è un tema che va affrontato seriamente. Nei prossimi giorni conosceremo i risultati dei test Invalsi che quest' anno comprendevano anche l' inglese: saranno il punto di partenza per prendere decisioni importanti basate su dati e analisi. Potenzieremo i progetti Erasmus e le esperienze all' estero degli studenti fin dalle superiori, ma non ci si può affidare solo a questo per insegnare le lingue straniere».

Nelle università sono sempre più in voga il numero chiuso e la preselezione degli studenti fin dal penultimo anno di liceo: è giusto che il futuro accademico e professionale di uno studente si giochi così presto?
«Il tema dell' accesso universitario va analizzato profondamente ed eventualmente ripensato. Ogni giovane tenuto fuori dall' università è un' occasione persa per la crescita del capitale umano del Paese».

Come siamo messi quanto a qualità, nelle classifiche internazionali compaiono pochi atenei nostrani?
«I confronti sono utili ma mi interessano poco. In Italia ci sono vere e proprie eccellenze educative, realtà all' avanguardia. Dobbiamo sostenerle e facilitarne la condivisione».

La scuola deve educare o preparare al lavoro?
«Una cosa non esclude l' altra: orientare i ragazzi al lavoro attraverso la scuola è un investimento per il futuro del Paese».

Il progetto di alternanza scuola-lavoro però sta facendo acqua: un sacco di ore (fino a 800) spesso non mirate e scarsamente formative. Non sarebbe meglio concentrare l' alternanza sull' università, al liceo i ragazzi non son pronti e spesso non sanno cosa vogliono fare?
«L' alternanza scuola-lavoro dev' essere vissuta dalle scuole, e dalle aziende, come un' opportunità e non come un dovere. L' esperimento non è da archiviare, perché consente agli studenti di iniziare a misurarsi con il mondo che li accoglierà, però vanno apportati dei correttivi e vanno mirati meglio i percorsi: l' obbligatorietà non può far venir meno la qualità».

Se la sente di promettere a studenti, famiglie e professori che l' anno prossimo inizierà senza il solito balletto delle cattedre vuote e supplenti che si avvicendano?
«Posso garantire che i miei uffici sono già impegnati per consentire un avvio regolare del prossimo anno scolastico».

Per le maestre senza laurea licenziate dall' oggi al domani ha una soluzione?
«Le ha escluse una sentenza del Consiglio di Stato, e i verdetti vanno applicati. Però il ministero sta lavorando per perferzionare una soluzione che contemperi i diritti di tutti e permetta di recuperare queste professionalità».
L' esame orale l' abbiamo fatto e ha dato risultati soddisfacenti. Per la promozione però la teoria non basta, il ministro dovrà superare anche le prove pratiche.

di Pietro Senaldi

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