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Eugenio Scalfari, 4 novembre: "Una guerra non fa dell'Italia una Nazione"

Cristina Agostini
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Non è la guerra a fare una nazione. Eugenio Scalfari, nel suo editoriale su Repubblica, in occasione del 4 novembre, risponde ad Aldo Cazzullo smontando il suo articolo sul Corriere della Sera sulla Grande Guerra. Gli rimprovera intanto di aver dimenticato "la strage degli ebrei (Shoah) e le conseguenze politiche che ne derivarono. Del resto la Grande guerra produsse la Marcia su Roma del 28 ottobre del 1922 e la ventennale dittatura del Duce e del Fascismo. Bastava questo evento, che Cazzullo sottovaluta, per far sorgere qualche dubbio su quello che ha scritto". Leggi anche: "Putin vuole Salvini dittatore d'Italia". Delirio di Scalfari e Matteo gli ride in faccia Ma il punto è un altro secondo Scalfari: "C'è un terzo errore in quell'articolo: la guerra del 15-18 sarebbe quella che ha finalmente formato il popolo italiano dopo secoli e secoli durante i quali il nostro Paese era diviso in cento pezzi, cento linguaggi, cento governi, cento diverse ricchezze e povertà. Tutto questo, scrive Cazzullo, ebbe termine con la Prima guerra mondiale. Sarebbe nel 1918 che l'Italia e il suo popolo si formarono ed è questo l'evento che va ricordato come grande svolta nella nostra storia". Ma si chiede Scalfari prima di sintetizzare la storia di un Paese che più che unito è sempre stato dominato, "una guerra può guidare un popolo e formare una Nazione? E che cosa sono una Nazione e un continente di nazioni? Può esistere un popolo e con quali caratteristiche?".

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