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La recensione

Parente a lezione di arte e scrittura da Hitler

Il nuovo libro "Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler" è una satira feroce del mondo intellettuale e catodico. E tra starlette, critici e scimpanzè...

31 Gennaio 2014

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Adolf Hitler e Mario Monti

Per uno che avesse letto, e magari pure capito, il nuovo romanzo di Massimiliano Parente (Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler, Mondadori, pp. 408, euro 18),  la miglior recensione possibile dovrebbe essere una stroncatura. Feroce, implacabile. Bisognerebbe consigliare a tutti di non leggere il libro. Anzi, di tagliarne le copie nelle librerie, di strapparne di nascosto le pagine affinché nessuno lo prenda in mano. I parlamentari di destra e sinistra e pure dei Cinquestelle dovrebbero invocarne la censura, la fuoriuscita dal commercio. Dalla comunità ebraica, dal Vaticano, da Emergency e da tutte le associazioni antirazziste italiane dovrebbero giungere comunicati stampa indignati. Qualcuno dovrebbe andare in televisione a ripetere che Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler è un libro blasfemo, antisemita, razzista, pornografico, pedofilo. Zoofilo, per giunta, visto che il protagonista vive assieme a una femmina di  scimpanzè, la quale, per complicare ulteriormente il profilo penale della vicenda, sembra a tutti gli effetti minorenne.   Si dovrebbe ripetere che questo non è un libro, ma il delirio di un pazzo, uno stalker che perseguita una giornalista famosa di nome Selvaggia (si fa presto a capire chi sia), nella vita come nel romanzo, che dopo tutto sono la stessa cosa.

Insomma, bisognerebbe montare un casino terribile e trasformare Parente in un mostro. A questo punto, avrebbe davvero tutto il successo che merita. Il romanzo e la realtà diventerebbero una cosa sola, anzi, il romanzo piegherebbe la realtà e Parente sarebbe celebrato come il più grande artista del mondo. Hitler escluso, s’intende. In fondo, lo dice anche Max Fontana, il protagonista:  che deve fare un’artista se non un gran casino? Non serve a niente dire che questo è un libro splendido, divertentissimo, perturbante, intelligente. Significa non aver capito i meccanismi della fama, le dinamiche del mondo culturale. E, soprattutto, significa non aver capito nulla del romanzo. 

Il protagonista, dicevamo, si chiama Max Fontana, ed è un artista. Famosissimo, ricco da far schifo. Ma le cose non gli sono sempre girate bene. Era uno sfigato, un incompreso. Sbeffeggiato dalla madre e dal suo gallerista. Poi, un giorno, è andato a Parigi con l’intento di suicidarsi: ha fallito anche in quel caso. Invece di morire, è entrato al Musée d’Orsay e, preso da un impeto inarrestabile, ha eiaculato su L’origine del mondo, il celebre dipinto di Courbet. Certo, l’hanno arrestato, ma da quel momento è divenuto un «artista», con aura, fascino e tutto quanto. Poi si è dedicato alla Nazi Pop Art. Infila simboli nazisti dappertutto. Si definisce uno con «la svastica facile». Alla fine del romanzo si trova uno strepitoso elenco delle sue opere geniali, tra cui: «Camere a gas con vista», «Svastica di 36 metri realizzata con 36 scatole di barrette Kinder da 1 metro». Ma anche: «66 scorregge senza culo»; «Maschere per donne che hanno passato i cinquanta»; «Macchina per pettinare le bambole».

Nel raccontare l’ascesa del suo personaggio, Parente ha prodotto un manuale su come avere successo in arte, e il suo libro si può leggere proprio così, come un testo tecnico. Oppure si può leggere come la satira più divertente mai prodotta in Italia sul mondo dell’arte contemporanea e non solo.  Parente non millanta di essere uno di quegli scrittori che «sanno i nomi ma non hanno le prove» (segue intemerata sul declino del Paese). No, lui fa i nomi e presenta le prove, fa a pezzi critici e giornalisti, scrittori e intellettuali. Ha pensieri illuminanti sulla televisione. Parla pochissimo di libri e molto di serie tv, che sono meglio. Dexter, Doctor House, Colombo, Casa Vianello. E qui siamo nell’ambito dei saggi sulla televisione.    Allo stesso tempo, però, abbiamo tra le mani un testo di storia dell’arte che cattura. Parla degli artisti e dei loro lavori con chiarezza, andrebbe letto nelle università e nelle accademie. Come se non bastasse, c’è anche una trama, che non approfondiamo per non rovinarla. Ci sono omicidi. C’è il sesso, e una volta tanto compare in scene eccitanti e non involontariamente comiche.

Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler è come una puntata dei Simpson: è composto di strati, ognuno coglie quel che riesce e quel che vuole.    Fa ridere fino alle lacrime, poi commuove. È cinico, satirico, ventilato di uno humour nero degno dei grandi comici americani. Se lo traducessero in francese farebbe impallidire Michel Houellebecq. Potrebbe sfidare a duello, nei Paesi Bassi, Herman Koch. Oltre Oceano starebbe in compagnia di Bret Easton Ellis e  Chuck Palahniuk. Poi a un tratto diventa dolce, quasi romantico. E di nuovo, all’improvviso, causa un reflusso gastrico o provoca il desiderio inquietante di andare in Polonia e invaderla.  

Ecco, vedete? Dovevamo parlarne male, e invece... Invece questa recensione positiva è inutile. Almeno abbiamo messo la foto dell’autore. Speriamo che la veda la polizia e quanto prima provveda ad arrestarlo. Quando sarà abbastanza famoso, i soldi per pagarsi un buon avvocato non gli mancheranno.

di Francesco Borgonovo

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