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Bruno Vespa, la differenza tra Draghi e Conte. Il vero rischio? "Se i dissidenti M5s non fanno come la Meloni"

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Il primo miracolo di Mario Draghi, forse, potrebbe essere il più semplice. Bruno Vespa, nel suo tradizionale editoriale del sabato sul Quotidiano nazionale, confida in "San Mario" ma stila anche un elenco di sfide da far tremare i polsi a qualsiasi amministratore politico, anche il più navigato. La differenza con Giuseppe Conte viene marcata in positivo, senza mai citare l'ex inquilino di Palazzo Chigi: "A guidare il Paese è andata una persona normale - nota Vespa -. Uno che saluta i 630 deputati con un 'buonasera'. Parla poco. Parla chiaro". Insomma, ma questo lo aggiungiamo noi, l'esatto opposto del bizantino avvocato di Volturara Appula.

 

 

 

"Crediamo che Draghi riuscirà a convincere - via Europa - le multinazionali a rilasciare i permessi per produrre i vaccini in Italia - scommette un Vespa ottimista -. Avere trenta milioni di vaccinati entro giugno significa stroncare la malattia e salvare l'economia turistica". Ma il difficile, sottolinea, arriva dopo. E cioè lavorare (con una maggioranza tanto ampia quanto eterogenea) alle riforme che di fatto bloccano il Paese da decenni.

 

 

Eccolo, l'elenco a cui si accennava pocanzi: "Sbloccare gli appalti, messa in sicurezza dell'ambiente violentato da decenni, ridurre le «sproporzionate responsabilità» dei pubblici funzionari,  dimezzare gli undici anni che occorrono per fare un'opera pubblica da cento milioni, accorciare i giudizi civili, rispettare i tempi brevi per un 'giusto processo'?". Bene. conclude con amara ironia (e un pizzico di speranza) il conduttore di Porta a porta: "Se farà tutto questo, San Mario potrà affiancarsi ai due colleghi che si festeggiano il 19 gennaio e il 31 dicembre". Sempre che i dissidenti fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle facciano opposizione leale, come promesso da Giorgia Meloni, perché "il governo ha bisogno di stimoli, non di sabbia negli ingranaggi".

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