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Paolo Brosio, agghiacciante teoria sul contagio: "Il problema sono i vaccinati, perché li evito"

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Non gli è bastato provare sulla sua pelle il Covid, Paolo Brosio non perde occasione per mettere in dubbio la scienza. "I veri problematici sono i vaccinati, non chi non lo è ed è negativo al tampone". Per lui, raggiunto dall'Adnkronos, i test sono ben più attendibili rispetto al vaccino. Il motivo? "Danno una fotografia in tempo reale di chi ti trovi di fronte: se dovessi scegliere chi frequentare, opterei per chi mi mostrasse un tampone negativo piuttosto che un certificato vaccinale di sei mesi fa".

 

 

Ma le accuse del giornalista al siero contro il virus non finiscono qui. Anzi, Brosio arriva addirittura a paragonarlo a "un colabrodo, non mettiamo sullo stesso piano i non vaccinati e i guariti, perché i secondi, non trasmettendo il virus, sono una risorsa. E i virologi non dovrebbero dimenticare così spesso di dire che esiste una immunità mnemonica cellulare". Da qui l'idea che il lockdown per coloro che non sono vaccinati sia "inutilmente discriminatorio", perché "nelle terapie intensive finiscono anche i vaccinati".

 

 

Brosio non è nuovo a esternazioni di questo tipo. Giorni fa l'ex conduttore si è reso protagonista di un acceso botta e risposta a Zona Bianca. Interlocutore nel programma di Rete 4 condotto da Giuseppe Brindisi, Matteo Bassetti. "Il vaccino non funziona", ha esordito Brosio per poi continuare: "Prima dovevano essere testati in laboratorio, poi sugli scimpanzé e dopo sull’uomo. La sperimentazione è stata accelerata al massimo". Immediata la replica dell'infettivologo che, in men che non si dica, lo ha smentito: "Non è assolutamente così. Qui c’era un’urgenza, quindi si sono fatte coincidere due fasi della sperimentazione. Ma la fase uno sull’animale è stata fatta regolarmente (…) Evitiamo di dire che abbiamo fatto un salto nel buio perché è una fandonia!".

 

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