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Michela Murgia e il tumore: "La diagnosi è stata una buona notizia"

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"Quando mi hanno detto del tumore è stata una bella notizia". Michela Murgia torna sul cancro al quarto stadio di cui ha parlato in una intensa, commovente intervista concessa ad Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera qualche settimana fa e a Vanity Fair svela ora ulteriori, dolorosi dettagli, ma non privi di ironia sulla diagnosi che le ha cambiato per sempre la vita. Siamo all'inizio del 2021 e la scrittrice sarda diventata famosa con il romanzo Accabadora, convintamente di sinistra e attivista nel campo dei diritti Lgbtq, viene ricoverata in terapia intensiva.

 

 

 

"Io sono arrivata in ospedale in fin di vita. In ambulanza, in pronto soccorso e poi subito in sala operatoria. Era il secondo lockdown, Capodanno del 2021. Ero in condizioni di semi incoscienza, convinta di morire e coi medici convinti che sarei morta. Quando mi sono ripresa e sono uscita, quando è arrivata la diagnosi del tumore era una buona notizia, perché avevo ancora tempo, perché non sarei morta in terapia intensiva". 

 

 

 

"Non ho provato rifiuto - prosegue la scrittrice, grande amica di Roberto Saviano e di Paola Belloni, compagna della segretaria Pd Elly Schlein - quella notizia non voleva dire cancro, voleva dire tempo. Non ho paura della morte. Ho paura del dolore. Naturalmente parliamo della morte mia. Se si ammalasse uno dei miei figli, non sarei così serena". Pochi giorni fa, ha annunciato sui sociale che per i prossimi sei mesi non parteciperà più a eventi promozionali in giro per l'Italia per il suo ultimo libro Tre ciotole.

 

 

 

"Non ho più le forze né il tempo", ha scritto, "il prossimo tempo sarà per chi amo". "Sono su una soglia - aggiunge a Vanity Fair-. Da un lato l'amore che sperimento della mia famiglia è una condizione di beatitudine forte. Io mi sveglio pensando: che c***o! O meglio: ci sono dei momenti di ateismo in cui dico che c***o e momenti in cui dico grazie Dio! È un dono fantastico, sto facendo le cose che volevo, sto amando le persone che ho voluto, ho scritto i libri che ho voluto".

 

 

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