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Berlusconi, il notaio in fuga con lo scooter e i silenzi dei legali

Salvatore Dama
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Si sa poco o nulla del testamento di Silvio Berlusconi. Ma tutto sulla giornata del notaio Arrigo Roveda. Depositario delle ultime volontà dell’ex presidente del Consiglio, che è stato “pedinato” per ore alla ricerca di una notizia, un’indiscrezione, una mezza pagina di quel documento. Invano. Il professionista, che gira per Milano in scooter, non fiata. Se il testamento verrà reso noto, sarà per volontà degli eredi del patriarca di Arcore.

 


In realtà, poi qualcosa inizia a trapelare. In serata, quando più fonti escludono che i desideri postumi del Cavaliere possano stravolgere gli equilibri delle aziende, già accuratamente bilanciati quando Silvio era ancora in vita, per non mettere i figli di Carla Dall’Oglio contro la prole di Veronica Lario. Rimane tutto com’è e non sarà la quota disponibile, il 33 per cento che esula dalla legittima, regolata dal codice civile, a rimettere in discussione ciò che era già stato deciso prima del 12 giugno. Ma il patrimonio di Berlusconi non era fatto solo di quote societarie. Ci sono gli immobili (e che immobili), i beni mobili, le collezioni di opere d’arte.
Eppoi resta un grosso interrogativo intorno al ruolo di Marta Fascina: la compagna è stata inserita nelle disposizioni testamentarie o no? Ecco perché la curiosità intorno al notaio Roveda si fa morbosa. Saputo che ieri era il giorno X, il palazzo dove ha sede lo studio viene presidiato dal mattino da telecamere e taccuini. A ora di pranzo l’uomo, per decenni persona di fiducia del Cavaliere, esce dall’ingresso di via Pagano. E si trova davanti un muro di microfoni. Roveda si infila il casco e fa per prendere il suo motorino. Senza saziare la fame di notizie: «È inutile stare qua, da me non saprete nulla. Non posso dire niente. Non saprete né oggi, né domani, né mai». Chiusura totale. Sono le tredici. In teoria dovrebbero arrivare i figli per la lettura del testamento. Ma non si vede nessuno. E in effetti l’attesa è inutile: Marina, Pier Silvio, Barbara, Eleonora e Luigi non si presentano. Alle sedici passate in via Pagano torna Roveda. Ancora bocca cucita. Uscirà dopo poco: «Ho un appuntamento», precisa.

 

 

Allora qualcuno inizia a pensare che, per evitare la ressa dei giornalisti, le ultime volontà del Cav saranno lette agli eredi legittimi in un luogo segreto. Per depistare. È così? In realtà no. Perché nel frattempo inizia a circolare un’altra voce. Il testamento in realtà è già stato aperto in mattinata, alla presenza di due testimoni, come prevede la legge. E i due non erano esattamente dei passanti. Si tratta dell’avvocato Luca Fossati dello studio Chiomenti e del collega Carlo Rimini. Il primo era dal notaio in rappresentanza di Marina e Pier Silvio; il secondo incaricato da Barbara, Eleonora e Luigi. Quindi i figli sono a conoscenza delle ultime volontà. E probabilmente erano collegati in videoconferenza. Soluzione smart che cambia il programma precedente. I cinque eredi, infatti, erano stati convocati in via Pagano nel tardo pomeriggio, per la lettura delle volontà testamentarie dopo la chiusura dei mercati finanziari. Poi, come s’è visto, non è andata così. E gli amici di una vita: sono destinatari anche loro delle ultime volontà? Inutile chiedere ai diretti interessati. «Io non so nulla francamente. Vi saluto, arrivederci». Così il presidente di Mfe-Mediaset, Fedele Confalonieri, risponde ai giornalisti che gli chiedono notizie sul testamento di Berlusconi. «Non mi ruba niente, non glielo dico neanche gratis», aggiunge rispondendo a chi prova a chiedergli se può “rubargli” un particolare sotto la sede di Fininvest a Milano.

 

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