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Massimo D'Alema, brutta fine: segnalato dalla Digos e schedato in Questura

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Da ex presidente del Consiglio a potenziale “mascalzone” schedato dalla Digos. È la triste parabola di Massimo D’Alema, che è il “protagonista” di una relazione approfondita dell’ufficio politico della Questura di Napoli. Il dossier contiene tutti i dettagli raccolti sulle attività palesi e occulte dell’ex premier, che i pubblici ministeri accusano di essere al centro di un cartello criminale specializzato nel traffico di armi. 

D’Alema è infatti indagato a Napoli per corruzione in merito alla vicenda della vendita di armi per 4 miliardi di dollari alla Colombia. Oltre all’ex leader della sinistra figurano nel registro degli indagati Alessandro Profumo (amministratore delegato di Leonardo), Giuseppe Giorno (ex manager di Fincantieri) e altre cinque persone. In particolare D’Alema viene accusato di aver svolto il ruolo di mediatore informale con i vertici delle società sugli accordi per le forniture. Stando a quanto portato alla luce dal Fatto Quotidiano, a novembre 2022 la Digos descriveva come “propulsivo” il ruolo dell’ex premier. 

D’Alema avrebbe infatti sfruttato una rete politico-istituzionale per il proprio tornaconto personale. Secondo la Digos ci sono “elementi convincenti e probanti da poter fondare ipotesi indiziarie sul conto dei soggetti investigati in quanto gli accadimenti narrati, pur meritori sotto l’aspetto delle articolate e opache dinamiche, si inquadrano nell’ambito di regolari scambi commerciali”.

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