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Briatore, la lezione a John Elkann: "Gianni Agnelli non ne sarebbe contento"

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Tutti contro gli Elkann, anche Flavio Briatore. Accade dopo che la famiglia che controlla il quotidiano Repubblica ha preso di mira Giorgia Meloni, dando vita a un vero e proprio scontro. Il quotidiano diretto da Maurizio Molinari ha attaccato il premier sulle privatizzazioni, vedendosi però zittito in poco tempo. "Non accetto lezioni da chi diede la Fiat ai francesi", ha ribattuto il presidente del Consiglio. 

E Meloni non sembra essere la sola a pensarla così: prima Luca Cordero di Montezemolo, poi Briatore. Insomma, gli imprenditori prendono le sue difese. "La Fiat non è più italiana. Su questo non ci sono dubbi. In Stellantis comandano i francesi e ovviamente fanno l'interesse di chi ha in mano le redini dell'azienda", esordisce l'ex team manager in Formula 1 intervistato da Affaritaliani.it. La riprova? Un dato: "In Italia con la Fiat si producevano un milione di autovetture, ora se ne producono 40mila. E intanto gli italiani continuano a pagare la cassa integrazione". Sul tema, "Meloni non ha bisogno di consigli, ha dato risposte molto chiare e sa perfettamente che cosa deve fare in queste situazioni".

Una cosa però per Briatore sarebbe da cambiare: "Le aziende che comprano in Italia e poi portano la produzione all'estero non dovrebbero più poter utilizzare dello strumento della cassa integrazione. Basta dar loro soldi pubblici, ovviamente tutelando in altro modo i lavoratori. Se guardiamo agli ultimi anni, i nuovi modelli Fiat sono davvero ben pochi con l'auto di punta la Panda. E ho detto tutto...". Da qui la scomoda domanda: cosa direbbe Gianni Agnelli a suo nipote? "Anche l'Avvocato aveva trovato azionisti esteri, ma per rafforzare la Fiat e la presenza in Italia della storica azienda torinese e non per vendere come ha fatto John Elkann. Non credo proprio che Agnelli, se fosse vivo, sarebbe contento di ciò che ha fatto in questi anni suo nipote".

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