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Greta Thunberg umiliata dai suoi seguaci: "Non hai niente da dire?"

domenica 11 gennaio 2026
Greta Thunberg umiliata dai suoi seguaci: "Non hai niente da dire?"

2' di lettura

Un fiume di critiche ha travolto Greta Thunberg a causa del suo tombale silenzio sulla repressione in Iran, un silenzio che si è fatto notare, sui social, proprio mentre l’attivista svedese continuava a intervenire su altri conflitti. La polemica è esplosa perché, mentre migliaia di giovani iraniani scendono in piazza contro il regime, sul suo profilo non è comparso alcun riferimento a quella mobilitazione. Un’assenza che, come ha sottolineato Il Giornale, ha acceso un’ondata di accuse di attivismo a geometria variabile.

Negli ultimi giorni Thunberg ha pubblicato contenuti sulla crisi di Gaza e sulla guerra in Sudan, ma Teheran resta fuori dal suo radar. E sotto i post i commenti sono diventati un atto d’accusa collettivo. Tra i messaggi si legge: "Niente da dire sull’Iran?", "Come mai silenzio sull’Iran?", "Non vedi i crimini del regime iraniano?" e "Interessante il tuo silenzio sull’Iran. Non rientra nella tua agenda?". E ancora, un diluvio di bandiere iraniane, richieste di spiegazioni e accuse di quello che molti definiscono "attivismo selettivo".

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Il malcontento non riguarda solo l’Iran. Gli utenti ricordano anche la scarsa attenzione dedicata all’Ucraina invasa, su cui Greta si era limitata a osservare che la guerra e la crisi energetica avevano distolto l’attenzione dal clima. Nessuna presa di posizione forte, invece, per i civili colpiti dai bombardamenti russi. Insomma, certe cause per Greta hanno diritto di cittadinanza. Altre, invece, vanno rimosse, ignorate.

C’è anche chi collega lo strano silenzio di Greta al fatto che Teheran sia un alleato strategico di Hamas, movimento che Thunberg ha di fatto sempre sostenuto, accusando Israele delle peggiori nefandezze e rimuovendo sistematicamente il pogrom del 7 Ottobre.. Per ora, però, l’attivista non ha risposto alle accuse e alle critiche. Resta il dato politico e mediatico: una parte consistente dei suoi seguaci la accusa di predicare diritti universali ma di applicarli solo quando rientrano nelle sue priorità.