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Askatasuna, da Selvaggia a Ranucci: i "pensatori rossi" che minimizzano gli scontri

di Massimo Sanvitolunedì 2 febbraio 2026
Askatasuna, da Selvaggia a Ranucci: i "pensatori rossi" che minimizzano gli scontri

3' di lettura

Eccoli qui, quelli dei “ma”, quelli dei “però”, quelli dei “se”. È folta la schiera degli intellettuali rossi - giornalisti, musicisti, fumettisti - che proprio non ce la fa a dare, non diciamo dei terroristi (per lor signori e signore sarebbe troppo, lo capiamo) ma almeno dei criminali ai professionisti del disordine dell’Askatasuna e dei loro compagni. Qualche vaga condanna - di fronte a un poliziotto quasi linciato sull’asfalto, del resto, nemmeno Renato Curcio giocherebbe la carta della giustificazione - ma mai una presa di posizione netta. No. A guerriglia urbana appena sopita, negli studi di La7, ospite di Massimo Gramellini a “In altre parole”, Sigfrido Ranucci dice la sua mentre scorrono le immagini delle devastazioni. È una sorta di complotto per il conduttore di Report. «Meloni ha detto che sono nemici dello Stato? Io credo che la maggior parte di questi lo Stato li conosca. Bisogna chiedersi perché non sia intervenuto prima, anche solo per evitare un sospetto che questi scontri servano a quel meccanismo della sorveglianza, ma anche a un altro sospetto: a rovinare quella parte sana che ha partecipato a queste manifestazioni con motivazioni e ragioni serie». E ancora: «Vorrei che si evitasse questo. Quelle persone hanno ragione di protestare, di chiedere dei luoghi di incontro, di raccolta e di socialità che mancano».

Forse Ranucci scorda che chi sabato ha bloccato Torino protestava contro lo sgombero dell’Aska, ovvero a favore di chi ha dichiarato guerra allo Stato non appena è calato il buio. Ma son dettagli... Dal Piemonte al Minnesota è un attimo. «È uno schema che si ripete purtroppo. Ma in questo contesto è ancora più dannoso e pericoloso perché finisce col giustificare quella democrazia del controllo e della sorveglianza che è tanto cara in una parte degli Stati Uniti, che è la tecnodestra americana, e che ci ha invaso già da anni e che questo governo sta portando avanti in maniera esemplare. Qui invece bisognerebbe avere la lucidità e la forza di dire a tutti: “Diamoci una calmata”», prosegue Sigfrido. A fare il paio, nello stesso programma, è Giovanna Botteri, inviata a Torino. «C’è stato un corteo e bisogna dir subito che c’erano forse 50mila persone, un corteo festoso, con musica, c’erano giovani, c’era aria di festa, poi alla fine del corteo un gruppo di manifestanti ha cercato di forzare il blocco e lì è scoppiata una guerriglia violenta», ha spiegato. Però prima tutto ok, si ballava e si cantava. A esporsi via social, invece, è Selvaggia Lucarelli: «Condanno la violenza esercitata sul poliziotto a Torino, e non ci sono giustificazioni (neanche per gli stessi poliziotti che ieri manganellavano o lanciavano lacrimogeni altezza uomo). Esiste però il contesto».

E quale sarebbe questo contesto? «Il contesto è il seguente: a Torino va avanti da anni la repressione di ogni forma di dissenso con daspo, perquisizioni inutili, fogli di via, detenzioni preventive a casa e in carcere per ragazzi incensurati e giovanissimi, processi farsa, arresti facili e intimidazioni varie. A questo vanno aggiunte manganellate e pestaggi spesso su ragazzi pacifici, talvolta vere e proprie mattanze. Anche molti ragazzi di Askatasuna sono stati perseguitati ingiustamente». Non ce ne voglia Selvaggia ma ci fidiamo di più della procuratrice generale Lucia Musti, che non più tardi di un anno fa aveva lanciato l’allarme: «Torino è la capitale dell’eversione e dell’antagonismo». Ah, però il contesto... E restando in ambito social, ecco l’irreprensibile Saverio Tommasi di Fanpage. «I difensori degli omicidi dell’Ice oggi si sono svegliati “contro la violenza”», sentenzia. L’aggiunta è da Oscar: «E ricordiamolo: dieci contro uno è sempre un attacco fascista». Lo sanno tutti che nei centri sociali si inneggia al Duce e si canta “Faccetta nera”. Grazie, Saverio. Infine, Andrea Malaguti, il direttore della Stampa, il quotidiano tra l’altro assaltato da Aska lo scorso novembre: «È esattamente quello che volevano gli antagonisti, i black bloc, con il volto coperto come agenti dell’Ice, guidati dalla stessa vomitevole violenza. Ed è quello che si aspettava il Viminale, di cui era certo il sindaco, che immaginava il Prefetto, che aveva capito la rettrice dell’Università, che sapeva il Questore. Istituzioni incapaci di trovare una strategia condivisa per limitare i danni, magari persino per impedirli. Aggredire Torino sembra la cosa più facile del mondo». E chissà come mai, se di mezzo ci sono i palloni d’oro del disordine, quelli che Pd e soci hanno coccolato e difeso fino all’altro ieri... Macché: colpa del governo. E pure dell’Ice. 

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