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Milano-Cortina, altro che Ghali: l'unico censurato è stato Massimo Boldi

di Massimo Costalunedì 9 febbraio 2026
Milano-Cortina, altro che Ghali: l'unico censurato è stato Massimo Boldi

2' di lettura

Alla fine, lo possiamo dire: l’unica persona realmente censurata dalle Olimpiadi di Milano -Cortina è stato Massimo Boldi, reo di avere fatto un’intervista scherzosa al Fatto con una battuta da Cinepanettone sulla sua passione per il genere femminile.

«Il mio sport preferito? La f...». Un’uscita greve ma innocua, che è costata al comico nato a Luino ma milanesissimo la partecipazione come tedoforo. Roba da Minculpop, o peggio ancora da fanatici woke, rimasta peraltro un unicum nella selezione dell’esercito di personaggi che hanno avuto l’onore di portare la fiaccola verso il capoluogo lombardo. Nessuno, giustamente, si è mai sognato di escludere il rapper americano Snoop Dogg protagonista a Gallarate né tantomeno ha fatto l’esame del sangue a tutte le migliaia di persone che hanno portato la fiaccola in giro per l’Italia camminando o correndo tra due ali di folla.

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In questo scenario, è surreale che a gridare alla “censura” sia il rapper Ghali, spalleggiato nel vittimismo da qualche politico del centrosinistra iperpresenzialista. Il cantante musulmano celebre per le sue posizioni pro-Pal ha avuto una visibilità planetaria, che anche i suoi fan più incalliti ammetteranno essere esagerata rispetto alla caratura attuale del personaggio. Davanti al regalo di questa ribalta internazionale, Ghali ha sfruttato l’onda e le entrature politiche per frignare già alla vigilia dell’evento («So perché non ho più potuto cantare l’inno d’Italia... So che una lingua, quella araba, era di troppo»).

L’insoddisfazione della vigilia, però, è stata sapientemente colmata con la mossa di marketing dell’uscita del nuovo singolo musicale proprio nel giorno della cerimonia di apertura. L’ultimo atto della commedia è andato in scena ieri, dopo l’esibizione davanti a 2 miliardi di spettatori.

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A sinistra è scattato il coro di lamenti per le inquadrature (troppo larghe!), la telecronaca (non hanno esaltato Ghali!) e il presunto complotto politico-internazionale ai danni del cantante di origine tunisina. La causa pro-Pal imbavagliata dalla destra internazionale. Una tesi talmente stramba da aver raccolto tra i suoi adepti alcuni esponenti celebri del club mediatico progressista. Infine, il tocco finale dello stesso Ghali: «Venerdì sera non ho sentito né armonia né pace».

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Dietro la cortina di fumo, la verità è molto semplice: gli organizzatori hanno sbagliato a chiamare Ghali a cantare - o meglio, recitare durante la cerimonia di apertura dei Giochi olimpici a San Siro. Gli hanno regalato visibilità, gli hanno fatto pubblicità, hanno spinto l’uscita del nuovo brano e hanno fatto pure la figura dei censori. Sono finiti nel mirino della politica, pur avendo concepito uno show tutt’altro che ideologico (a differenza di quello di Parigi 2024). Un clamoroso autogol, che andava evitato.