Una giornata nel carcere femminile della Giudecca e una grande lezione morale. Da quando nel settembre 2025 è stata nominata direttore musicale del prestigioso Teatro La Fenice di Venezia Beatrice Venezi ha dovuto affrontare e sopportare di tutto: insulti, proteste formali, scioperi. Dalla politica agli orchestrali, ogni giorno è stato buono per sminuirne la statura artistica e soprattutto colpirla in quanto considerata di fatto una usurpatrice: lei, di destra, ha ottenuto un posto al sole in un mondo tradizionalmente appartenuto alla sinistra, un po' come tutto quello della cultura.
La direttrice d'orchestra toscana però non se n'è mai curata troppo e ha proseguito lanciando messaggi importanti, all'insegna dell'amore per la musica e per la libertà anche sui social. E l'ultimo post sulla sua pagina Instagram, in questo senso, è esemplare.
Beatrice Venezi, figuraccia dei sindacati dopo i 8 minuti di applausi: cosa scrivono
Il successo della direzione di Beatrice Venezi nella Carmen al Teatro Verdi di Pisa - il pubblico si è espresso c...Venezi ha riassunto la sua esperienza tra le detenute della Laguna in una lettera al Gazzettino, il più importante quotidiano locale. La sua doveva essere una lectio magistralis sul Va' pensiero, la più celebre aria del Nabucco, capolavoro senza tempo del maestro Giuseppe Verdi. Ne ha approfittato "per incontrare quelle donne. Per guardarle negli occhi. Per conoscerle. Sono arrivata in anticipo. Invece di restare in disparte ad aspettare, mi sono seduta tra loro. Mi sono presentata, una per una. Abbiamo iniziato a parlare. Ho chiesto che cosa fosse la musica per loro, se la ascoltano, che rapporto hanno con il suono, con il silenzio. Mi hanno fatto domande. A un certo punto, una di loro mi ha guardata e mi ha chiesto: «Che effetto ti fa stare qui? Non hai paura di noi?». Quella domanda mi ha colpita profondamente. Non per il timore che evocava, ma per ciò che rivelava: l’idea che lo sguardo dell’altro possa essere prima di tutto diffidenza. Ho risposto d’istinto: no, certo che no. Perché dovrei?".
In quel momento, sottolinea Venezi, "ho capito che la vera lezione non sarebbe stata solo quella che avevo preparato. Sarebbe stata quella del contatto umano. Sedersi accanto. Ascoltare. Non sospendere l’umanità. Esistono molte forme di limitazione della libertà. Ma non posso nemmeno immaginare che cosa significhi essere private della propria libertà personale. Loro. E i loro bambini. È una realtà che interroga nel profondo".
Beatrice Venezi, follia-M5s: assalto in carcere alla direttrice d'orchestra
Il maestro Beatrice Venezi, tornata in Italia dopo mesi di tournée e concerti all’estero, prende applausi a...La musica, ha sottolineato davanti al suo insolito pubblico, è "possibilità di consolazione, come sollievo, come sostegno. Se esiste qualcosa di radicalmente umano è proprio l’arte. La cultura è un prodotto dell’uomo, e proprio per questo ci rimanda al significato più autentico della parola umanità". Parole che piacerebbero eccome alla sinistra, che spesso utiliza questi ideali in contrapposizione agli avversari politici. Peccato che accecati dalla lotta, in pochissimi siano disposti ad ascoltarla per davvero.




